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Tra musica e parole, “Viaggio sul filo” racconta il folle coraggio di quel funambolo che attraversò le Torri Gemelle.

philippe-petitArrestato più di cinquecento volte, espulso da cinque diverse scuole già all’età di diciotto anni per aver borseggiato gli insegnanti e manipolato delle carte da gioco, Philippe Petit, con la sua vita avventurosa, potrebbe sembrare un personaggio da non prendere come modello di riferimento. Eppure dalla storia di questo funambolo, mimo e giocoliere francese, è difficile non voler trarre ispirazione, come è già accaduto per la realizzazione del documentario “Man on Wire” di James Marsh, Premio Oscar 2009 o per il film di Robert Zemeckis “The walk”. Petit è divenuto un simbolo per chiunque si scontri con le complessità della vita, un modello che spinge a guardare il mondo da una prospettiva diversa, affermando che “i limiti esistono soltanto nell’anima di chi è a corto di sogni”.


La fama è arrivata in modo particolare con le traversate clandestine sul cavo a grandi altezze: la traversata che nel 1971 ha unito i campanili di Notre-Dame a Parigi, nel 1973 quella di Sydney tra le cime dei piloni nord dell’Harbour Bridge, la traversata delle Grandi Cascate di Peterson, quella delle cascate del Niagara, il Superdome a New Orleans, le guglie della cattedrale di Laon in Francia.

andrea-paganiAlla tentazione di trarre spunto dalla forza vitale dell’artista non ha resistito nemmeno il musicista romano Andrea Pagani: L’ 8 Dicembre 2016, Pagani presenterà, infatti, presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma lo spettacolo “Viaggio sul filo”, rappresentazione teatrale del disco “Petit(e) suite pour Philippe”. «Si tratta di un video-racconto, una serie di quadri sonori che trascinano la mente dello spettatore nell’esperienza straordinaria del protagonista, un uomo che decide di superare se stesso e i propri limiti» spiega l’autore dello spettacolo. «Tornato da un viaggio a New York nel 2011 mi sono informato sulla storia delle Torri Gemelle ed è stato in quell’occasione che ho scoperto che un acrobata nel 1974 aveva compiuto l’impresa di attraversare lo spazio che le divide camminando su un cavo: sono rimasto spiazzato e ho voluto saperne di più».

Il mattino del 6 Agosto 1974, Philippe ha compiuto la sua impresa più famosa e spettacolare: la traversata delle Twin Towers del World Trade Center di New York. Aiutato dai suoi complici nell’installazione dell’attrezzatura, raggiunse il tetto della Torre Nord e salì su un cavo di acciaio spesso poco meno di 3 centimetri, sospeso a 417 metri dal suolo. La traversata durò 45 minuti: Philippe percorse più volte il cavo con il solo aiuto di un’asta per l’equilibrio e del tutto privo di sistemi di sicurezza.

moreno-strappato«Ho letto che Petit – continua Pagani – all’età di 18 anni, mentre si trovava dal dentista, leggendo della costruzione delle Torri maturò la decisione di compiere, un giorno, questa impresa. Questo spettacolo è nato in buona parte dalla lettura dei suoi stessi scritti: ho iniziato a lavorarci nel 2012 ed è nato l’album “Petit(e) suite pour Philippe”. Ma in seguito alla pubblicazione del disco ho capito che raccontare la vita di un personaggio del genere senza riferimenti visivi impediva al mio messaggio di arrivare completamente all’ascoltatore. Così, con l’aiuto del regista Andrea Anconetani, ho realizzato dei testi che nella performance sono interpretati dall’attore Moreno Strappato».

locandina-auditoriumAndrea Pagani, pianista, tastierista, compositore, arrangiatore è già autore di altri 4 dischi da solista: del 2007 sono “For The Sea” e “Le storie d’amore” (vincitore del Gold Disc Award in Giappone); del 2008 “Andrea Pagani Plays Puccini” e del 2012 “Bravi bravi, ma ce l’avete una cantante?”. Numerose le collaborazioni con artisti italiani ed internazionali e le partecipazioni ai più importanti Festival. «La decisione di lavorare per tutto questo tempo ad un progetto così particolare è nata soprattutto dalla forte affinità che ho sentito con Petit: è un artista nel quale mi sono immedesimato molto ma soprattutto, mi piace il messaggio positivo che dà e che penso possa arrivare anche tramite il mio lavoro».

di Candy Valentino

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