Home / Film Reviews / The Hollars

The Hollars

Festa del Cinema di Roma.

“The Hollars”, un classico che fa ridere e piangere

the-hollars-2

“The Hollars” di John Krasinski, presentato oggi in anteprima all’11ª Festa del Cinema di Roma, affronta, con delicata tenerezza, una delle tematiche più affascinanti ma scivolose di gran parte del nuovo cinema contemporaneo: cosa può accadere a una famiglia qualunque quando la necessità di un cambiamento la forza alla riflessione? È successo a tutti, almeno una volta, eppure sembra sempre che la narrazione dei legami primari, fragili perché così forti, sia ancora una matassa fangosa e inespressa tanto è difficile da sbrogliare. Sarà che siamo tutti diversi, esseri umani a sé, sarà che tanto diversi e a sé sono proprio i protagonisti del film. In questo caso, l’occasione del reincontro è la diagnosi di tumore al cervello (lobo temporale, per l’esattezza, e non si tratta di un caso) che piomba come una bomba inaspettata nella vita di Sally, la signora Hollars, madre di due ragazzi e rete di sostegno di tutto il clan (il marito la chiama “the chief”). Il più piccolo dei figli, John (il Krasinski che ha diretto la pellicola), che vive con la compagna a New York, è allora costretto a ritornare a casa per affrontare l’evento più disturbante e magnifico che può capitare in ogni esistenza: dormire nel proprio letto d’infanzia e chiedersi, in un momento di estremo dolore: sono diventato chi volevo diventare?. “Quando starai bene te ne accorgerai”, dirà Sally a John in uno dei momenti più commoventi di tutto il film.

Still from "The Hollars", 2014, Director: John KrasinskiAttorno e John e alla madre, interpretata da una superba Margo Martindale, si muovono anche il marito/papà, Richard Jenkins, e l’altro figlio/fratello, Sharlto Copley, uomini simili e spauriti, anche loro costretti a guardarsi allo specchio (per vedere quel che è rimasto e quel che sarà) mentre nel frattempo il mondo non la smette di girare.

Vicino agli Hollars agisce anche tutta una serie di altri piccoli personaggi poco caratterizzati, necessari a dare sostanza ai cambiamenti dei protagonisti senza voler suscitare chissà quali pretese.

La sceneggiatura è un buon esempio di bella scrittura, mai forzata, con momenti di comicità alternati ad altri di autentico dolore. Il ritmo da commedia leggera si affloscia di tanto in tanto, ma l’intelligenza dei dialoghi fa da giusta controporte. Perfino alcuni stereotipi cinematografici -la competizione tra fratelli, l’incontro con la fidanzata storica del liceo- passano quasi inosservati.

Attenzione alle scene simboliche (o agli oggetti-simbolo). Non dimenticatevi della corda che si spezza sull’acqua.

 

di Francesca Scialanga© Riproduzione riservata

Guarda anche

Sobrane, la street artist australiana che dipinge volatili

Siamo andati a respirare profumi d’Australia allo Spazio Mater di Roma – la galleria d’arte …