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Terry Calogiuri: tra Sucrette e Yamamay, ecco la regina dei “look vacanzieri”

Il nome di Terry Calogiuri, creative designer del raffinato marchio di beachwear 100% made in Italy Sucrette, sta diventando sempre più familiare da quando Yamamay l’ha scelta per firmare una capsule collection di abbigliamento da mare chic. Ma la stilista di origine pugliese ha cominciato il suo percorso disegnando capi per il balletto classico.

Come è avvenuto il passaggio dal lavoro di costumista per il teatro e la danza a quello nel mondo dei bikini? Sono sempre stata un’appassionata di danza: io stessa sono stata ballerina e ho lavorato in quel mondo per vent’anni. Per questo motivo è stato naturale indirizzare le mie prime esperienze sartoriali verso la creazione di un abbigliamento legato al balletto, dalla sala alla scena e la mia attività nel settore è proseguita per anni.

L’avventura nell’ambito dei costumi da mare è iniziata per una serie di circostanze casuali: ho notato da un fornitore dei tessuti meravigliosi e toccandoli mi è, per così dire, “partito il film”! Il sogno di creare dei costumi è cresciuto poco a poco nella mia mente. Quel tessuto si chiama “sensitive” e per prima cosa ne avevo intuito la vestibilità. Ho cercato e cerco sempre di inserirmi nel mercato con qualcosa che non c’è, di cui si avverte la necessità e infatti ero stata sempre scontenta di acquistare costumi molto costosi e dalla vestibilità pessima. Creati i primi modelli, alcune amiche che li hanno notati mi hanno chiesto di farne altri per loro. Una di loro li ha indossati in vacanza a Formentera e con il passaparola la richiesta è aumentata e abbiamo capito che si poteva pensare ad una vera collezione.

Nel mondo si sente una crescente ricerca del benessere; in Salento, poi, c’è una forte attenzione per la stagione del sole, forse perché viviamo il mare per 6 mesi l’anno. La “visione” che ho avuto all’inizio di questa esperienza, quindi, non è stata tanto di beachwear ovvero di un costume pensato solo per fare il bagno ma di un prodotto ad hoc per chi vive l’intera giornata in una località di mare, dalla mattina, all’aperitivo, al party la sera, alla gita in barca. Gli input sono arrivati dalle clienti e dalle situazioni che io stessa vivo nella mia terra: il risultato sono quelli che mi piace definire dei “look vacanzieri” ricercati, eleganti.

Nel 2016 Terry, portando le sue origini salentine nel proprio lavoro, ha realizzato la collezione “With a touch of Puglia”, selezionata da La Rinascente Milano Duomo come brand emergente da esporre.

In che modo sei riuscita a portare la Puglia nelle tue creazioni? Attraverso la scelta dei colori, delle lavorazioni artigianali tipiche del mediterraneo, come il nido d’ape e il tricot.

Bikini, costumi interi, parei, short, abitini e pantaloni copricostume: ogni anno i capi del brand Sucrette si distinguono fortemente dalla stagione precedente, passando dall’applicazione di fiorellini e balze dal sapore anni ’60 accostati a tenui colori mediterranei ai tessuti tecnici associati a fantasie coloratissime.

A cosa ti ispiri di volta in volta per creare collezioni tanto differenti le une dalle altre? Per variare mi ispiro molto alle persone che incontro, di culture e personalità diverse e a ciò che mi raccontano. Poi essendo donna io stessa, traggo ispirazione anche dai miei cambiamenti e dalle mie esigenze, che mutano col tempo. Inoltre ho una figlia diciottenne e molti input mi arrivano osservando il suo mondo. Così, magari, quando realizzo le mie creazioni penso a cosa metterei nella valigia tanto della ragazza di venti anni che va in vacanza a Formentera quanto della donna di quaranta che va a Miami.

Immagino sempre donne diverse tra loro da un punto di vista dell’età e della fisicità ma simili nel gusto e in un certo modo di vivere che si potrebbe rispecchiare anche nelle loro case o nel loro modo di muoversi: io amo l’eleganza e tutto quello che creo è spinto da questa emozione. Poi, però, non dimentico mai che oltre a questo la moda è anche un “gioco” ed insieme all’eleganza non rinuncio a ricercare un senso di leggerezza.

Con Sucrette avete adottato una particolare politica aziendale a tutela dell’ambiente: per ogni metro di tessuto utilizzato salvate un metro di foresta in Sud Africa. In che modo viene messa in pratica questa policy? L’azienda alla quale mi rivolgo per i tessuti, la Eurojersey, oltre a fornire prodotti realizzati completamente in Italia è molto attenta a adottare politiche eco-friendly e devolve una parte degli introiti di ogni metro di tessuto che vende per la salvaguardia di un metro quadro di foresta. Le loro stampe e i colori utilizzati sono ecologici e sono attenti al rispetto delle normative di lavoro e dei diritti umani.

Per l’estate 2017 il brand italiano di abbigliamento intimo Yamamay ti ha scelta per firmare la prima Resort Collection. Precedentemente a firmare una capsule di intimo per loro era stata Naomi Campbell: è un bel traguardo! Raccontaci come è andata… Ho sempre lavorato a stretto contatto con un gruppo di lavoro (quello di Sucrette) col quale si è creato negli anni un grande affiatamento, quindi confrontarmi con un team tanto ampio, con logiche completamente diverse è stato di grande impatto per me e si è rivelato un arricchimento. Io faccio un prodotto di nicchia e Yamamay è un colosso quindi ha un target diverso da quello a cui sono abituata e tentare di mantenere alcune caratteristiche del prodotto artigianale nel lavoro industriale è stata la sfida più interessante. È stata un’esperienza bellissima che, è inutile negarlo, mi sta dando anche tanta notorietà!

Quali sono i tuoi futuri progetti? Sto lavorando a quattro progetti, ma posso svelartene solo due perché gli altri per il momento sono top secret! Il primo è la collezione Sucrette beachwear 2018. Con l’inverno 2017/2018 invece, lancerò la mia prima capsule invernale legata al mondo sportivo: si tratterà di capi d’abbigliamento adatti al settore del benessere, a chi frequenta una spa o ad esempio pratica yoga, pilates. Coniugherò le caratteristiche di alcuni indumenti tipici dello sport – come l’utilizzo dei tessuti tecnici – ad alcuni dettagli ispirati al mondo della danza e del balletto. Ci saranno anche dei capi in cashmere… cercherò, stavolta, di realizzare l’abbigliamento tipo della donna che immagino in queste situazioni e non vuole accontentarsi della tuta un po’ superata. Dopo dieci anni, è quasi un ritorno alle “origini”.

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