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Superbowl 2017: spettacolo, sport e grande senso civico

Ieri il popolo americano si è riunito per il più importante evento sportivo e televisivo dell’anno, il Superbowl, ossia la finale di Football americano. Guardandolo mi hanno colpito diverse cose e, pensando anche al nostro campionato di calcio di serie A, volevo condividerle con voi. La prima, che vale per tutti gli sport in America, è la seguente: non c’è quel clima da guerra civile che spesso si respira negli stadi europei. Ma questo già si sapeva. Come si sapeva che l’intrattenimento nel campo è importante quasi quanto il gioco stesso. Se avete assistito a qualche partita di basket a New York ve ne sarete accorti. E’ una grande festa e ad ogni interruzione succede qualcosa di bello nel campo. Ma andiamo avanti. In uno sport di contatto come il football americano, non ho visto 1) Risse in campo 2) Polemiche contro l’arbitro 3) Gesti di provocazione dei giocatori contro i tifosi. Considerate che stiamo parlando di una finale in cui una squadra (New England Patriots – del nord) ha rimontato incredibilmente contro l’altra (Atlanta Falcons – del sud), e poi vinto per una meta di qualche centimetro fatta nei tempi supplemetari. C’erano tutti gli ingredienti per il caos, e invece nulla. Chi ha perso non si è gettato a terra disperato a piangere e gridare. Chi ha vinto ha esultato, ma senza esagerare. A me in fin dei conti è sembrato un capolavoro ed un grande esempio di civiltà e sport. Ma non sono un esperto. Voi che ne pensate?

di Piero Armenti

 

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