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Sud Sound System tra Puglia e Jamaica: il nuovo album

Il nome suona internazionale ma la band in questione canta in dialetto pugliese. A raccontarci più di 25 anni di attività del gruppo è Fabio Miglietta, in arte Terron Fabio.

Toglimi subito una curiosità: come ve la cavate con l’inglese? Non lo abbiamo studiato e molto di quello che sappiamo lo dobbiamo alla musica che abbiamo sempre ascoltato. Tieni presente, però, che l’inglese/jamaicano al quale ci ispiriamo è già un po’ “storpiato”!

Nelle produzioni dei Sud Sound System, infatti, lo stile salentino si mescola con il reggae e l’hip hop.

Quindi a chi vi ispirate, in particolare, a livello internazionale? Quali sono stati i vostri punti di riferimento fin dall’inizio della vostra attività? Il nostro primo punto di riferimento è stato Bob Marley e poi tutta la scena musicale jamaicana e reggae che è partita dal suo lavoro. Artisti come Dennis Brown e Freddy Mc Gregor, bravissimi a rimodulare brani blues americani fino ad arrivare allo ska.

E adesso, a distanza di tanti anni, che musica ascoltate? La scena jamaicana attuale ci piace, ma questo genere, nella sua terra d’origine, si alimenta degli umori e del malcontento della gente del ghetto e nasce carico di contraddizioni. A noi non va di additare nessuno e ripensiamo questo stile a modo nostro, trasportandolo nella nostra terra con i suoi problemi ma anche le sue bellezze.

Molti di voi hanno cominciato come deejay. Le vostre radici sono fondate in un genere di musica decisamente ballabile: questa “ballabilità” nella vostra produzione è ancora importante? Fate ancora scatenare le folle? Sì, assolutamente. Si tratta di aspetti fondamentali della nostra musica e del nostro spettacolo. Magari la scena dance hall che è più di strada non va molto d’accordo con quella reggae, ma noi non ci vogliamo limitare in un’etichetta e attingiamo a più fonti.

Mentre cercate di divertire, lanciate anche messaggi seri nei testi dei vostri brani, siete attenti osservatori della società contemporanea. Qual è il messaggio più importante che cercate di far arrivare? L’intenzione è quella di far arrivare la voce delle minoranze all’internazionalità. A volte le scelte politiche dei “grandi” mettono in difficoltà i più “piccoli” ed è di queste piccole realtà che vogliamo parlare. La cosa che ci ha spinto a guardare dalla nostra terra d’origine verso luoghi come la Jamaica è stata l’idea “dell’unificazione” di certe problematiche che a ognuno possono sembrare personali, legate alla propria comunità, realtà o nazione, ma parlandone a livello internazionale si scopre che riguardano tutti. Nel momento in cui siamo usciti dal nostro Salento siamo stati in grado di apprezzarlo maggiormente e di comprenderne meglio i problemi.

Voi avete cominciato negli anni ’90 e siete risultati una novità assoluta col vostro stile. Ora ci sono altri giovani artisti che cercano di uscire dal target regionale mescolando al dialetto elementi di internazionalità. Pensi che l’attenzione del pubblico italiano stia crescendo nei confronti delle produzioni artistiche locali? Secondo me c’è stata sempre un po’ di attenzione su questo stile ma si perde quando la si affida alla televisione perché il reggae o l’hip hop il più delle volte non sono quelli che si vedono sullo schermo, vanno scovati nei quartieri. Oggi il mainstream e la commerciabilità della musica danno luogo a prodotti un po’ assurdi e magari un artista pop si ritrova a sperimentare nuove sonorità e arrangiamenti interpretando un brano reggae senza averne piena consapevolezza.

Quali sono i progetti dei Sud Sound System per il futuro? Ho letto di un disco in uscita a fine mese. Il 9 Giugno 2017 è uscita “Brigante”, la prima traccia estratta dal nostro decimo album Eternal Vibes che verrà lanciato il 30 Giugno (pubblicato con Salento Sound System Record e distribuito da Believe). “Brigante” affronta la questione meridionale: noi siamo i nuovi briganti del Salento e invece della lupara usiamo la cultura come arma per riprenderci la nostra identità.

Eternal Vibes è un invito a liberarsi dalle bugie del sistema e a mettere in discussione retoriche e luoghi comuni. Oltre al singolo “Brigante”, sono brani impegnati, di denuncia anche “Chi lotterà vivrà”, interpretata con Enzo Avitabile, caratterizzata dal ritmo accelerato e il mood “arrabbiato”, “Ribelle” dove all’arrangiamento reggae si accosta un linguaggio più esplicito, “Indifferenza”, cantato in inglese e italiano con la partecipazione di U Roy, che si distingue per la venatura triste della melodia e “Alle pezze” che varia invece verso lo stile disco rap.

La forza di Eternal Vibes però sta nella varietà di atmosfere, ritmi e arrangiamenti: “Cose de pacci” e “Balance” sono i pezzi disco per eccellenza che fanno scatenare; con “Nu be na carta te bruciare” e “Eternal Vibes” interpretato insieme a Anthony B. in lingua inglese e in italiano, il richiamo a Bob Marley è evidente e l’atmosfera si fa più leggera, squisitamente estiva; “Mare de lu Salentu”, inno alla terra dei SSS, è una vera festa. Più lenti e malinconici “Na luce” in inglese e italiano con la partecipazione di Freddy Mc Gregor e “Come un gabbiano” cantata da Nando Popu.

La tournée inizierà nel mese di Giugno a Pescara e proseguirà fino a Settembre facendo tappa anche in Germania, mentre a Novembre partirà il tour europeo. Il 22 Luglio i SSS saranno inoltre a Montego Bay in Jamaica, ospiti di Richie Stephens & Ska Nation in occasione del Reggae Sumfest.

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