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Sino Accursio Caracappa, l’esercente cinematografico più coraggioso d’Italia

Sino Accursio Caracappa

Ho avuto modo di conoscere Sino Accursio Caracappa, siciliano DOC di Sciacca, ad una cena romana, ed è subito nata una simpatia e curiosità nei confronti della sua coraggiosa attività di esercente cinematografico, che lo ha portato ad ottenere il premio Lizzani 2016, promosso dall’ANAC, come “Esercente più coraggioso d’Italia” allo scorso festival di Venezia. Volevo quindi conoscere meglio la sua storia e farmi raccontare il suo viaggio iniziato nel 1982 organizzando dapprima matinee per le scuole, per poi ritrovarsi gestire un’arena da cui è partita tutta la sua attività che ancora oggi porta avanti con lo stesso entusiasmo di sempre.

Quanto coraggio ci vuole per essere un esercente in Italia?

S. Caracappa e Domenico Dinoia

Ce ne vuole molto! Questo è un mestiere che sta scomparendo qui in Italia perché assorbito e fagocitato dai grandi circuiti che prendono le sale o la programmazione, quindi si sta andando anche verso una monopolizzazione dei contenuti. Il mio è un caso un po’ a parte perché mi trovo in una zona sprovvista di cinema (Sciacca, provincia di Agrigento, ndr) dove non ci sono cinema nell’arco di 40 chilometri con una popolazione di 40 mila persone! E’ faticoso ma riesco a differenziare la programmazione. In luogo quasi di frontiera riusciamo a proporre dei film di contenuto, delle opere prime, del cinema sperimentale e, per queste mie attività, sono stato posto sotto i riflettori con un riconoscimento che mi hanno conferito allo scorso festival di Venezia.
Le grandi sale sono costrette a fare una programmazione di blockbuster o di film facilmente accessibili al grande pubblico ma non sempre la qualità è alta.

Quali sono le difficoltà più grandi nel tuo lavoro di esercente nella tua zona?

Sicuramente quella di riuscire a coinvolgere tutto il pubblico. Il primo problema è l’accesso al linguaggio del cinema. Noi viviamo in un mondo in cui le immagini sovrastano ogni cosa e portare la gente al cinema è diventata cosa ardua. Spesso le persone confondono la fiction televisiva con il cinema. Poi bisogna lavorare per riempire le sale di contenuti che permettono di socializzare.


Ti capita spesso di confrontarti con altre realtà soprattutto estere?

Si, direi che una parte importante del mio lavoro è proprio il confronto con gli altri anche grazie a due festival importanti che organizzo. Ho avuto in giuria persone di Berlino, Parigi, dall’Africa, ho una sezione di cinema arabo all’interno del mio festival (Sciacca Film Festival, ndr). Ho quotidianamente la possibilità di confrontarmi con realtà cinematografiche mondiali.

Quali differenze emergono durante questi confronti?

All’estero e ad esempio nei Paesi Arabi il cinema è molto sostenuto dai governi. E’ riconosciuto come un importante veicolo di comunicazione. Purtroppo sono luoghi in cui l’industria conta poco, a parte l’India, pero’ sono luoghi dove c’è una gioventù che riesce ad esprimere novità e nuove forme di sperimentazione creativa. Anche dal punto di vista tecnico sono cresciuti molto perche ci sono stati dei grandi interventi di altri Paesi, come ad esempio in Siria, dove il Canada ha fatto degli ottimi investimenti o la Francia, che alleva molti giovani che poi andranno ad alimentare la vera industria del cinema francese. C’e una maggiore attenzione e cura verso gli autori e le film commission sono delle vere e proprie palestre dove ai giovani viene dato molto spazio.

Secondo te è possibile cambiare qualcosa in questo senso anche da noi?

Si perché in realtà al di la dei circuiti nazionali tradizionali c’e’ una crescente vivacità tra i nuovi giovani autori e produttori che riescono, anche grazie alle nuove piccole distribuzioni indipendenti, a far arrivare i loro film al cinema. E’ un cinema sotterraneo che per ora ha ancora poca quota di mercato ma è proprio li che bisogna guardare per il futuro del cinema italiano. Una cosa fondamentale per avere una messa in programmazione, è che gli autori devono impegnarsi ad accompagnare il film durante le proiezioni, perché la creazione di un evento e’ tutt’altra cosa rispetto ad una proiezione normale. Accompagnare il film diventa un obbligo in quanto vuol dire accompagnare un percorso e rendere lo spettatore partecipe di una storia finalizzata sullo schermo. Occorre però anche un network fra le sale.

Sei mai stato a New York?

No, non ci sono mai stato ma è una città che amo follemente e addirittura sul mio cellulare leggo quotidianamente le notizie del New York Times. (ride, ndr)

Che percezione hai di quella città e di quella cultura?

Me la immagino come una sorta di tritacarne che però ha una sua bellezza. Un luogo di grande opportunità, dove esiste ancora il mecenatismo. Un luogo in cui l’arte ha un ruolo importantissimo a livello di espressione che offre grandi opportunità ad artisti di tutto il mondo.

Ti racconto un aneddoto che riguarda il toro di New York, di cui un mio amico realizzò un documentario anni fa. Il toro come saprai e’ stato creato da un artista siciliano, (Arturo Di Modica, ndr) il quale, con una testardaggine unica, è riuscito a piazzare il toro nel luogo in cui si trova oggi, con un raid notturno organizzato illecitamente. Nel giro di una mattinata la gente ha apprezzato molto quell’opera al punto che la vicenda ebbe un forte impatto mediatico e, nonostante le forze dell’ordine l’avessero rimossa subito, denunciando e mettendo sotto processo l’autore, il movimento di opinione pubblica la richiese di nuovo li a Wall Street facendola diventare uno dei simboli di New York che oggi tutti conoscono. Ti ho raccontato questo aneddoto perché New York la vedo in questo modo, ossia un luogo in cui il talento e la genialità hanno il sopravvento su tutto!

E tu non hai mai pensato di trascorrere li un periodo della tua vita?

Ho un rapporto strano con New York. Pensa che il primo cortometraggio che ho realizzato “Maradona Baby”, ormai moltissimi anni fa, vinse un festival proprio li e doveva essere premiato da Spike Lee. Un giorno mi contattarono da New York per invitarmi alla premiazione ma io pensai che fosse uno scherzo e contattai la polizia postale. Invece era tutto vero ma purtroppo mi resi conto di avere il passaporto scaduto e non sono mai andato a quella premiazione, ahimè.

Che consiglio daresti ad un giovane regista che si appresta a fare la sua prima opera?

Il consiglio più importante che do ai giovani registi e’ quello di curare oltre l’aspetto artistico, anche quello manageriale dei loro film, quindi mettere a budget sempre una somma per la promozione e la distribuzione perché fattori fondamentali per completare ogni opera. Occorre una filiera di persone ognuna con le proprie competenze per arrivare al pubblico. Il film è finito non quando esce dalla sala di montaggio ma quando arriva nelle sale, perché sia il pubblico a poterne godere.

Qual è il tuo sogno più grande oggi?

E’ sicuramente quello di far si che la gente in sala si diverta con prodotti anche di nicchia. Vivo e respiro il pubblico dentro la sala e la mia più grande soddisfazione e’ quando vedo il pubblico felice e partecipe di una storia. Sogno di vedere riempite le sale di tutta Italia di nuovo e vedere il pubblico uscirne felice ed emozionato.

di Alessandro Parrello

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