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Samuele Piccoli, il mondo attraverso l’obiettivo

StenopeiKa-810s-IROKO-04L’Italia è un paese di santi, poeti e… geni. Si perché l’ingegno italiano, quello di chi sa inventarsi e reinventarsi, quel genio che cresce con la passione, nutrita dall’amore per il proprio mestiere, è ciò che difende la nostra eccellenza nel mondo. Abbiamo avuto la fortuna di poter guardare il mondo attraverso l’obiettivo speciale di Samuele Piccoli. Uno sguardo dal profumo antico, con un po’ di magia moderna: la fotografia stenopeica. Che cos’è? Scopritelo ora.

Da dove nasce la tua passione per la fotografia?

La mia è la più classica delle storie, la molla l’ha fatta scattare mio zio regalandomi un vecchia reflex russa totalmente manuale più di 20 anni fa, quindi si parla di pellicola, di prove su prove. Ed è stata questa la mia fortuna perché, essendo di natura curioso, il processo totalmente manuale mi ha affascinato a tal punto da tornare sempre più alle origini di questa disciplina e quindi andando ad approfondire tecniche come il foro stenopeico, il mio primo amore e, ultimamente, anche tecniche più “moderne” come il collodio umido in voga dal 1850 al 1890 (più o meno). Il foro stenopeico per la magia di ottenere tutto letteralmente dal nulla ed il collodio umido per questa ricerca che ogni fotografo deve affrontare per ottenere dei risultati che necessariamente ti porta ad avere i tuoi fornitori di chimica, la tua formula, le tue modalità operative, la tua marca di alcool preferita, ed ognuno ha un modo diverso di farlo! Entrambe hanno in comune una caratteristica, si parte dal niente (o quasi) per ottenere delle immagini, nel caso del foro stenopeico da un semplice barattolo, per il collodio umido invece dai chimici puri. Insomma in ogni caso l’autore ci mette lo zampino.

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Alessandro Parrello – ph COLLODIO UMIDO di Samuele Piccoli

Nell’era digitale, la fotografia stenopeica o quella al collodio umido suona una sfida controcorrente. Perchè questa scelta?

Se proprio vogliamo fare un confronto con il digitale direi proprio che siamo agli opposti, il che non vuol dire che lo disprezzi anzi lo benedico perché alla fin fine, secondo il mio modesto punto di vista, queste tecniche stanno rinascendo proprio grazie all’ubriacatura di pixel che abbiamo avuto negli ultimi 10 anni, adesso che abbiamo macchine da 30 milioni di pixel praticamente dovunque, l’industria, non trovando grandi novità nel settore, ha spostato la discussione su questioni troppo lontane dalla portata del comune mortale, no so voi ma quando sento parlare di sensori con o senza filtri AA, ZZ, anti quà, anti là, sento molto distacco tra me e il mezzo, tra me e l’interlocutore, e siccome in fotografia il mezzo è molto importante, mi domando come posso intervenire o interferire in questo processo, così lontano e distaccato. Quindi non dico che sia meglio o peggio, dico solo che da una parte sento un contatto con ciò che mi circonda, il sole, la luce, la terra che gira, le opportunità che il caso mi offre in quel momento, anche in termini materiali (un barattolo dal fondo quadrato rispetto ad uno tondo) nell’altro ancora non sono riuscito a trovare una chiave per una produzione che abbia una sua anima.

Tra una fotografia al collodio e una stenopeica, quale ti da più soddisfazione?

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Foto al COLLODIO UMIDO di Samuele Piccoli

Dovendo scegliere, sicuramente quella al collodio umido, ma solo perché e’ molto più difficile da realizzare in quanto il procedimento e’ più lento e richiede una grande accortezza nella preparazione di una sessione che può’ durare anche un’ora. Poi la lavorazione e’ molto soggetta ai fattori esterni quali umidità e temperatura. Il collodio e’ l’antenato della pellicola, mentre la fotografia stenopeica e’ uno strumento che ti da esattamente lo stesso risultato. In entrambi i casi le fotografie sono davvero meravigliose.

Dal punto di vista imprenditoriale, perchè hai deciso di puntare su un prodotto cosi di nicchia?

Ho scelto questi settori perché oltre a fotografare e stampare con metodi tradizionali, produco fotocamere a foro stenopeico, banchi ottici, accessori per la fotografia Analogica. E poi  perché mi piacciono, arrivo a fine giornata che sono felice e soddisfatto di quello che ho fatto anche quando qualcosa è andato storto, solo per questo.

Ti definiresti un imprenditore o un creativo?

Un creativo! Potrei inventare una fotocamera al giorno ma per esigenze di imprenditoria non mi posso permettere di dilatare all’infinito il parco macchine.

Ci racconti un’avventura o una storia curiosa legata alla tua attività?

Durante una uscita per un workshop di fotografia a foro stenopeico andammo in una zona umida molto suggestiva dalle mie parti (vivo a Pistoia), durante una pausa appoggiai il cavalletto con sopra una mia fotocamera formato 6×9 (praticamente una scatola rettangolare con due pomelli alle estremità) al lato di una strada secondaria, passò una macchina che rallentò bruscamente nelle vicinanze della fotocamera, una volta oltrepassato l’ostacolo, il tipo alla guida abbassò il finestrino e mi disse che aveva rallentato perché aveva scambiato la fotocamera per un autovelox…

Qual’è la prima cosa che fotograferesti di New York con la tua stenopeica?

Niente palazzi, niente monumenti, a me piacciono gli angoli un po’ dimenticati penso che a New York non mancheranno

Concludo sempre le mie interviste con questa domanda: Qual’è la X – Factor che si deve avere per avere successo nel tuo campo come te?

Premetto che non ho la TV in casa quindi mi trovi molto spiazzato sulla questione X-factor però penso che quando qualcuno viene da me a vedere le mie cose, che uso in prima persona e con le quali lavoro, capisca che si trova di fronte a qualcosa di diverso da un venditore, che sono oggetti unici, con una loro anima e una loro storia, non ci sono business plan dietro, nessuna slide, nessun grafico, nessun secondo fine, solo un po’ d’amore per quello che faccio.

di Maggie A. Romano

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