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Salvatore Gorgone: l’uomo che gira il mondo correndo le maratone

Salvatore Gorgone è un uomo Nato per correre, come direbbe il Boss nella sua canzone più  nota. L‘arte di correre gli appartiene come un talento naturale, quasi come Forrest Gump. Lui però non è ancora stanco della sua Long way marathon, riesce comunque a coniugare gli allenamenti quotidiani e le trasferte podistiche, percorrendo mediamente 300 km al mese. Dopo i 60 anni Salvatore  ha scoperto la passione per la corsa e non si è più  fermato. Calabrese originario di Buonvicino (CS) e milanese d’adozione, ingegnere meccanico ed amministratore unico di una società di consulenza per le industrie innovative (la SE.F.IND. srl), marito di Isabella, padre di due bambini che girano il mondo con lui (Lorenzo di 13 anni e Marco di 10 hanno già visto le capitali europee e Shanghai, New York, Capo Nord, la Siberia…) .

Dal 2012 ad oggi Salvatore Gorgone, classe 1950, ha corso ben 185 gare – 119 maratone (42,195 km), 33mezze maratone (21.0975 km), 33 ultramaratone (superiori a 42,195 km) per un totale di 8.958 km di gara (dato aggiornato al 4 giugno 2017) in oltre 70 località in Italia e nel resto d’Europa, Asia e America, a latitudini e condizioni climatiche diverse ed estreme: Milano, Roma, Torino, Liverpool, Mosca, Amsterdam, Stoccolma, Berlino, Parigi, Tromso, Omsk, Nuova Delhi, Gerusalemme, Dubai, Seoul, Shanghai, Singapore, New York, Chicago, Boston, Miami, Panama, Anchorage… Lo contattiamo mentre è di passaggio a Oslo, dove ha appena corso la Maratona di Tromso (Capo Nord), 42 km sotto il sole di mezzanotte. Risponde con entusiasmo alle nostre domande.

Quando si è accorto che la corsa era la sua passione? 

Dopo i 60 anni mi sono reso conto che giusto per hobby, oltre al paracadutismo che  pratico da un po’ ma di cui posseggo il brevetto, trovavo piacevole al mattino presto infilare le scarpette e correre, ogni giorno qualche metro in più. Ho sempre tenuto all’esercizio e alla forma fisica, un passo dopo l’altro mi sono preparato per la prima mezza maratona di Roma e da lì non mi sono più fermato.

Quali sono le Sue risorse?

Ci ho messo costanza, impegno e determinazione e non nascondo che la tensione presto gara, anche ora, dopo averne fatte tante c’è sempre. Mai avrei pensato che questo passatempo diventasse un modo per viaggiare per il mondo in modo diverso ( ho visitato nella mia vita numerosissimi paesi) ma questo bisogno che sento mi ha regalato la possibilità di vedere, conoscere, incontrare, scoprire  persone, usanze,  tradizioni, esperienze. La gara diventa un percorso in cui il traguardo e l’ascolto profondo di se stessi. Durante la performance si ha il tempo di pensare molto, di guardare a livello introspettivo ed intimo in sé stessi come non potrebbe mai accadere nella routine quotidiana. La corsa permette di recuperare almeno in parte il tempo passato, fino a raggiungere il traguardo della gara e della vita, due aspetti che si fondono al termine delle fatiche. C’è di fondo un grande senso della sfida, la volontà di andare oltre i propri limiti, sempre nel rispetto del proprio corpo e della salute, superando la soglia mentale della stanchezza con il coraggio e la determinazione.

Chi ti accompagna nelle tue avventure su due gambe?

Un carissimo amico di corse, il trentenne Massimo Ciocchetti, insegnante di educazione fisica, rieducatore posturale globale, istruttore di Functional Training e tecnico FIDAL. Ci siamo  conosciuti in gara a Pisa nel dicembre 2012 e a abbiamo trovato elementi in comune : la grinta, l’entusiasmo e l’originalità. Correre per noi va oltre l’aspetto puramente fisico, è un modo di vivere, significa ascoltare e conoscere il proprio corpo e sapersi fermare, se necessario.

Come si prepara ad una competizione  ? 

Non ho strategie, riti o allenamenti particolari. Faccio la mia vita regolarmente, prima e dopo la gara. Faccio attenzione ad alimentarmi in modo sano come faccio tutti i giorni, quando lavoro. Ovviamente ho fatto in modo di essere preparato e avere le giuste informazioni per affrontare le performance, infatti ho frequentato due corsi di medicina sportiva. Non uso integratori se non il giusto consumo di proteine, frutta, verdura. Il mio carburante è il gusto della sfida con sè stessi, combattendo per superare i momenti di stanchezza e di crisi, trovando la forza di andare più forte. Per la gioia del traguardo, la sensazione di aver compiuto un’impresa, con la strana consapevolezza che gli anni passano, ma non si sentono, è come tornare indietro di 30 anni. Faccio controlli medici prima e dopo le gare ed è incredibile come il mio corpo tragga beneficio dal movimento e quanta capacità di recupero abbia!

Ha un obiettivo preciso? 

In primis il benessere fisico e mentale. Come traguardo mi pongo quello di viaggiare il più possibile portando con me i miei figli, quando posso. Lorenzo di 13 anni che già a volte corre con me le gare di 5 e 10 km e Marco di 10 anni buona promessa del calcio. Inoltre porto con me nelle gare l’orgoglio di essere calabrese. Il paesino di Buonvicino da cui provengo mi ha nominato come ambasciatore dell’eccellenza calabrese nel mondo e io ne sono orgoglioso. In più sono sponsorizzato da NUPI Industrie Italiane,  un’azienda italiana di Busto Arsizio (VA) che ha sede anche negli Stati Uniti che mi sostiene anche per affrontare le spese di viaggio.

A proposito degli Usa, come è stato correre la Maratona di Nyc ?

La prima, nel 2012 purtroppo fu annullata! Partecipare nuovamente nel 2014 e mi colpì in primissima la partecipazione di milioni di persone, il tifo, il calore degli spettatori! Mai provata in altra luoghi. E poi le emozioni di percorrere per intero il ponte di Verrazzano con la sua vista mozzafiato…incredibile! Mi sto già preparando ad affrontare quella di novembre… Sempre in cerca di nuove sfide, i progetti di Gorgone per i prossimi mesi sono ambiziosi: 7 gare in 2 mesi, per una copertura di oltre 500 km, tra maratone e ultramaratone da Capo Nord al Gran Sasso passando per Novi Sad (Belgrado) il 24 giugno,  San Pietroburgo; Asolo (Treviso); la 50 km del Gran sasso, le 100 Miglia di Berlino (161 km), per il quarto anno consecutivo e la 100 km del Fiordo Danese (Danimarca).

Insomma, scrivendo  delle avvenure di Salvatore viene spontaneo citare Haruki Murakami con “L arte di correre” : Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in votinumeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.”

di Manuela Caracciolo

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