Home / Business / Piero Armenti: vi racconto “il mio viaggio a New York”

Piero Armenti: vi racconto “il mio viaggio a New York”

piero7_largeGiornalista, urban explorer, viaggiatore e curioso della vita, Piero Armenti è uno di quegli italiani coraggiosi che, nel tentativo di cercare la sua strada e realizzare i suoi sogni, ha deciso di espatriare all’estero per vivere tutte quelle vite diverse che l’Italia non era in grado di offrire. Oggi, dopo anni di esperienze in America Latina vive a New York dove, con grande successo ha aperto un paio di anni fa “Il mio viaggio a New York”, dapprima un blog di viaggi con oltre 180.000 fan, diventato di fatto un vero e proprio punto di riferimento per i turisti italiani che vogliono scoprire la Grande Mela. Nella nostra bella chiacchierata ci racconta come tutto è iniziato.

Ciao Piero, ci racconti brevemente il tuo percorso formativo?

Ciao, ho studiato Giurisprudenza a Salerno. Poi mi sono reso conto che i tribunali sono  luoghi tristi, ho deciso di dedicarmi al viaggio e alla cultura. Con l’aggravante di non essere un figlio di papà. Quindi ho dovuto sempre cercare lavoro. Sono andato in America Latina, a Caracas. Ci dovevo rimanere tre mesi, sono rimasto 5 anni quasi. Ho fatto il giornalista, ho collaborato con diverse riviste tra cui Panorama. Ho vissuto al grandezza e le miserie, tante, di una rivoluzione. Ho imparato a ballare salsa. Male. Ho amato donne bellissime e meno belle. Confesso di aver vissuto, e di aver vissuto la vita con leggerezza in America Latina. Poi mi sono stufato, il mio peso esistenziale europeo ha prevalso, e sono tornato in Italia. Sono approdato all’Università Orientale di Napoli, dove ho concluso un dottorato in cultura ispanoamericana. Poi ho preso un volo solo andata per New York, ed ora eccomi qui.

Cosa ti ha portato qui a New York?

New York è la meta perfetta per coloro che sono disperati. E io lo ero, visto che dopo il dottorato non sapevo cosa fare, avevo 30 anni compiuti. Come tanti, per  lasciarmi tutto alle spalle e ricominciare, ho scelto New York. Città che è abituata a vedersi affollata da creativi, disperati, milionari, e folli in generale.

Cosa ti ha spinto a diventare da giornalista a urban explorer?

Mi piace camminare per New York, osservare, chiedere. Si diventa Urban Explorer coltivando la propria curiosità. E New York da questo punto di vista aiuta molto, perché ha tanto da raccontare. Bisogna solo saperla ascoltare. A questo devo aggiungere che, sospesa tra sogno e realtà, New York è una città che tutti amano, anche quelli che la odiano. E comunque rappresenta quella speranza di una vita migliore e di emancipazione, che è dentro ognuno di noi. Quindi io posso raccontare New York perché qualcuno ha voglia di ascoltarmi.

Piero5_largeVenezuela, America Latina e ora New York. Ti fermi o ci saranno altre mete?

Io amo pensare che la mia vita sia mille vite assieme. Che un giorno cancellerò tutto e ricomincerò da zero in una città nuova con una lingua nuova. Tipo Parigi. Ma non ho piu’ venti anni. Ne ho quasi quaranta. Quindi non ho troppo tempo a disposizione per diventare  sfacciatamente ricco. Per ora quindi mi focalizzo su questo sogno da emigrante con la valigia di cartone. Ossia avere ricchezze materiali dopo aver vissuto tutta la vita all’insegna della ricchezza spirituale. Bel cambio, no?

Come nasce l’idea del mio viaggio a NY, che oggi e’ un’agenzia di viaggi?

il-mio-viaggio-a-newIl mio viaggio a New York è un’altra cosa. E’ un progetto di narrazione di New York, che si autofinanzia grazie all’attività turistica. Lo dico perché altrimenti sarebbe impossibile spiegare come una semplice agenzia di viaggi abbia 200mila fan. Perché non è una agenzia di viaggi, è una narrazione contemporanea.

In poco tempo il tuo blog ha raggiunto oltre 200.000 fan. Cosa ha determinato questo interesse?

Ci sono tante pagine facebook che parlano di New York, ma poche lo fanno con costanza, passione, originalità e documentandosi. Io lo faccio. E lo dico con orgoglio. Il buon lavoro paga, in termini di immagini e visibilità.

Quanta competizione hai a New York?

Non so quanta competizione ci sia a New York, so che ci sono tanti altri ragazzi che alimentano blog su questa città, ci sono brave guide turistiche. Ma sinceramente non mi interrogo sui miei competitor. Mi interrogo sui progetti futuri. Sarebbe bello che ilmioviaggioanewyork diventasse un format televisivo, magari in onda su Sky. Alla scoperta non solo di New York ma dell’America, a bordo di una macchina scassata.

Ho letto che sei uno dei pochissimi italiani ad avere la licenza di urban explorer. E’ così difficile l’esame?

Non so quanti italiani ce l’abbiano. Ma bisogna studiare tanto, leggere diversi libri, fare una serie di tour guidati, e alla fine si passa questo famigerato esame a quiz un po’ ostico, ma non impossibile. Impossibile era l’esame di Diritto Civile. Con la licenza lavori tanto, perché c’è sempre bisogno di guide. Io ho appeso le scarpe al chiodo, non faccio piu’ la guida, perché con l’azienda sono impegnato in altre cose. Però di lavoro ce ne è tanto.

Una volta conseguito, per lavorare cosa bisogna fare?

Basta inviare curriculum, e poi ti chiamano. C’è sempre bisogno di guide. E se si parlano due o tre lingue, si è a cavallo. Ma non è un lavoro facile, bisogna amare la gente. Amarla nel senso che bisogna amare starci assieme. Per me i migliori come guide sono gli attori, in fondo usano New York come palcoscenico per fare la loro performance, che consiste nel spiegarla ai turisti.

Come si svolge la giornata di un urban explorer?

Io sono due anni che mi alzo a mattino e so che ho l’obbligo di scrivere due o tre cose nuove per i miei lettori. Mi piace, ma questo comporta anche tanto tempo per ricercare, camminare, filmare, fotografare. Il terrore di ogni Urban Explorer è non sapere cosa scrivere.

Ti manca l’Italia? Quante volte ci torni?

Mi mancano parecchie cose del Mediterraneo. Il suo clima, il suo cibo, il suo passeggiare. Ma sì mettiamoci anche le sue donne, anche se quelle mi mancano piu’ del Venezuela. Mi manca dell’Italia il fatto che in fondo nessuno ti giudica davvero per il successo che hai nella vita. New York da questo punto è spietata. Se non guadagni un milione di dollari l’anno ti senti sempre uno che ha fallito. A me sinceramente frega poco,  io mi godo New York senza affanni. Ma quanto è dura la società competitiva.

Vivresti a NY per sempre?

Io sì. Vivrei per sempre. Perché tra teatri, musei, ristoranti riesci ad appassionarti continuamente. Francamente non ti annoi mai. Ma amo anche l’Italia, e vivrei anche lì. E’ comunque la mia terra.

Dai un consiglio agli italiani che sognano NY come meta di vita?

Avrei tanti consigli da dare. Però credo sia importante che impariate l’inglese bene, e iniziate a valutare quali possibilità vi sono nel vostro campo per venire a New York, e viverci

Il tuo desiderio più grande?

Scrivere un romanzo su New York che mi faccia entrare di peso nella storia della letteratura universale, e venga letto anche tra mille anni, sulle ceneri di New York che magari si chiamerà in un altro modo. Lo intitolerei “New York era una festa”

  

di Alessandro Parrello

© Riproduzione riservata

Guarda anche

Italia sempre più creativa

Alla Triennale di Milano sono state presentate tutte le cifre dell’Industria della Cultura e della …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *