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Moda e arte che vanno a braccetto: un trend tutto italiano

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Fendi for Fountains. Ebbene sì: ha anche un nome l’iniziativa della nota casa di moda italiana che ha permesso, con l’esborso di oltre due milioni di euro, il restauro della Fontana di Trevi a Roma. La notizia del completamento dei lavori, avviati nel 2013, è di poche settimane fa; l’acqua è tornata a sgorgare dal monumento simbolo della Dolce Vita, dotata ora anche di illuminazione led e in occasione dell’inaugurazione è giunto l’annuncio da parte della maison della decisione di contribuire al restauro di altre quattro fontane di Roma, ovvero quella del Gianicolo, la fontana del Mosé, il Ninfeo del Pincio e la fontana del Peschiera. Un «atto d’amore di Fendi verso Roma» ha affermato l’amministratore delegato Pietro Beccari; «è nostro dovere rendere omaggio alla città che è parte integrante del patrimonio creativo di Fendi» ha aggiunto Silvia Venturini Fendi.

La particolare struttura di ponteggi con pannelli trasparenti ha, per altro, consentito a cittadini e turisti, accorsi numerosi e curiosi, di assistere ai lavori in corso “entrando” nel cantiere – durante quello che è stato ribattezzato “restauro show” – per poter vedere la fontana da una prospettiva nuova ed insolita. A questo restauro “di tendenza” sono stati dedicati un sito web e un’applicazione per smartphone, per permettere a tutti i visitatori di scattare un selfie e ricevere un poster della Fontana di Trevi con la propria foto.

Non finisce qui: il fotografo Karl Lagerfeld ha ritratto, in un progetto esclusivo per Fendi, le più belle fontane romane. Di tale iniziativa, intitolata The Glory Of Water, fa parte anche il restauro della pellicola Histoire d’Eau – Storia dell’Acqua, diretta da Jacques de Bascher nel 1977, il primo “fashion film” in assoluto.

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Ancor prima di Fendi, a fare clamore è stato il caso del gruppo di Diego Della Valle, patron della nota azienda Tod’s, che ha finanziato i lavori di ristrutturazione del Colosseo con 25 milioni di euro. «Restaurare un monumento così importante, che è simbolo dell’Italia nel mondo, attraverso una forte sinergia tra pubblico e privato, è un esempio che vorremmo venisse seguito da altri, a partire dalle grandi realtà imprenditoriali italiane» ha sottolineato Diego Della Valle. Non ultimo, Bulgari ha di recente promosso i lavori di restyling – ancora in corso – della scalinata di Piazza di Spagna a Roma, donando un milione e mezzo di euro.

19-Caravaggio-Davide-con-la-testa-di-GoliaMa la Capitale non è l’unica a vantare episodi del genere: Pitti Immagine ha sostenuto i costi del restauro del dipinto “Davide con la Testa di Golia” di Carlo Dolci – ritenuto il maggior pittore fiorentino del Seicento – nell’ambito del progetto Rivelazioni Finance for Fine Arts il quale prevede il recupero di 10 opere d’arte e di un ciclo di 21 affreschi della Pinacoteca di Brera. «La Pinacoteca di Brera – ha affermato il presidente di Pitti Immagine, Gaetano Marzotto – vanta una delle collezioni d’arte più importanti d’Europa: siamo onorati di far parte di un progetto così meritorio».

Original Marines, il brand campano di abbigliamento sportswear, aderendo al progetto Monumentando Napoli ha sponsorizzato, invece, il restauro della storica Fontana della Maruzza, in via Marina a Napoli, nei giardinetti della chiesa di Santa Maria di Portosalvo, considerata un simbolo della cultura partenopea. «Siamo felici di aver aderito a questa iniziativa – ha commentato Domenico Romano, direttore marketing dell’azienda – che ci permette di partecipare alla protezione e valorizzazione del patrimonio storico ed artistico partenopeo. Original Marines da sempre sostiene la creatività e Napoli è sicuramente una delle città d’arte più ricche di opere, simbolo delle potenzialità del genio creativo umano».

Insomma: che sia per ritorno d’immagine, per beneficiare di incentivi fiscali o per sincero interessamento all’arte nostrana, gli stilisti italiani si impegnano sempre di più nel recupero dei beni culturali del Paese. Il mecenatismo è senz’altro un fenomeno tutto italiano e se nel Rinascimento trovavamo i grandi signori e i papi come protettori degli artisti, nel ventunesimo secolo ad ereditare questa “carica” sembrano, appunto, le case di moda.

D’altronde il Belpaese è in testa alla classifica delle nazioni con maggior numero di siti d’interesse culturale iscritti nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, la cui manutenzione non pare, però, essere la priorità per lo stato italiano, che lamenta la mancanza di fondi.

Nei paesi di cultura anglosassone, invece, il “mecenatismo diffuso” va per la maggiore e costituisce, da più di un secolo, uno dei principali canali di finanziamento delle attività culturali. Una pluralità di donatori sostituisce il “protettore delle arti” del passato: è più raro, quindi, sentir parlare di un’unica grande azienda – o, nel caso in questione, di una casa di moda – che sponsorizza il restauro di opere d’arte o architettoniche.

Negli Stati Uniti è diffuso prevalentemente il collezionismo-mecenatismo come forma di finanziamento da parte di ricchi imprenditori dei beni culturali. Tra Boston e Philadelphia, si contano numerose fondazioni private, le cui esposizioni costituiscono per gli intenditori motivo di viaggio e, per i comuni viaggiatori l’occasione per dare un valore aggiunto ai loro itinerari standard: alcuni esempi sono la Barnes Foundation a Philadelphia, l’Isabella Stewart Gardner Museum a Boston, il Clark Institute a Williamstown, nel Massachusetts occidentale. A Los Angeles ha fatto parlare molto di sé la Fondazione Getty con l’operazione di “salvataggio” dell’architettura moderna Keeping it Modern, un’iniziativa volta al restauro di 14 capolavori dell’architettura moderna in tutto il mondo ma anche a favorire lo sviluppo di nuove figure professionali specializzate nella conservazione dell’architettura del XX secolo.

di Candy Valentino

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