EDITORIALE MAGGIO: MIRACOLO AL ROCKEFELLER CENTER?

Alessandro ParrelloQualche settimana fa, verso mezzanotte di un freddo Lunedì sera, uscendo da un programma radiofonico a Rockefeller Center con la mia amica e collega Antonella e il produttore Don, ci siamo trovati davanti un ragazzo giovane dall’aria smarrita che si è avvicinato per chiederci di aiutarlo.
<< Non vi chiedo soldi, vi chiedo solo di ascoltarmi un momento, ho bisogno di cibo per mio figlio di tre anni. >> ci dice.
Essendo tutti noi abituati a questo tipo di richieste, siamo stati inizialmente un pò scettici, soprattutto perchè qui a New York di homeless ce ne sono tanti…. Tuttavia decidiamo di prestargli ascolto qualche istante, guardandolo nei suoi occhi tristi e, dannazione, se non ci fossimo resi conto di guardare l’anima di una persona tormentata, sola, scoraggiata e senza amore intorno, alla disperata ricerca di un qualsiasi aiuto per suo figlio piccolo, probabilmente ce ne saremmo andati come tutti gli altri.
Così ci fermiamo, e anche se è tardi Don mi chiede << Ti va di accompagnarlo un paio di isolati più su al supermercato?>> <<Certo!>> gli rispondo. Così iniziamo a camminare con questo ragazzo che dice di chiamarsi James e ha 26 anni. Ci dice che faceva il falegname ma ha perso il lavoro di recente.
IMG_5432Entrati nel supermercato, il ragazzo va dritto verso i frigoriferi e prende due vaschette di affettati, poi ci chiede se può prendere anche due confezioni di minestrone e Don gli fa cenno di si.
Arrivati in cassa Don paga il conto con la sua carta di credito e io gli do qualche dollaro e gli dico << Prendili, non sono molti ma sono per tuo figlio>>.
Don riprende a parlare con lui e poggiandogli la mano sulla spalla gli dice << Sei un bravo ragazzo, lo vedo. Questa sera hai avuto un pò di aiuto ma non devi perdere la speranza… Hai un figlio che ha bisogno di amore e anche tu. >>
Avreste dovuto vedere gli occhi di questo ragazzo… Don lo abbraccia e lo stesso faccio anche io mentre lui incredulo continuava a ringraziarci più volte. Don gli dice << Dovresti unirti a qualche programma di recupero di persone senzatetto o disagiate, li ti darebbero da mangiare e assistenza, senza che ti sottoponi a tutto questo stress. >>
<< Lo farò! >> dice e salutandoci esce dal supermercato.
Ed ecco che arriva il miracolo, se così posso definirlo. Dal nulla si avvicina a noi questo sconosciuto sulla cinquantina, vestito in modo semplice che ci dice
<< Scusate, non so cosa abbiate detto a quel povero ragazzo ma ho visto che aveva bisogno di aiuto. >>
Notiamo che in mano ha una banconota da 100 dollari e ci chiede se può andare da lui e dargliela. Noi diciamo di si e lui esce, raggiunge il ragazzo e gli da i soldi.
Usciamo anche noi per seguire la scena, ci avviciniamo e vediamo James senza parole…
Quell’ “angelo” allora gli da un’altra banconota da 100 e il giovane senzatetto scoppia a piangere mentre lui gli dice << Noi ti amiamo, tu hai bisogno di amore. Non devi preoccuarti, vedrai. Io spreco un sacco di soldi che forse nemmeno merito di avere. Non sono neanche di New York. Vengo dal Tennessee e sono venuto qui in vacanza solo stasera e vedendoti ho sentito il bisogno di aiutarti. Per favore prenditi cura di tuo figlio. >> Poi rivolto a noi dice << Grazie per averlo ascoltato e aiutato e grazie per avermi permesso di fare quello che ho appena fatto. >>
Il tizio se ne va e noi riabbracciamo James ancora sotto shock e Don gli dice << Vedi non devi mai perdere la speranza, Dio o l’Universo è con te. >>

Quello che mi ha toccato profondamente è stato il non aver mai assistito a nulla di simile da così vicino e in questo modo.
In Italia si parla molto di beneficienza, carità e opere di bene soprattutto in televisione, spesso in maniera istituzionale e propagandistica, il che è buono, non voglio muovere una critica. Non ho però mai visto nessuno in tanti anni in Italia prestare ascolto e aiutare una persona in seria difficoltà nè tantomeno dire quelle parole col cuore.
Mi chiedo quindi se l’individualismo Americano, conosciuto e molto spesso criticato, abbia come altra faccia quell’ atto di gentilezza e compassione al di fuori dei limiti di qualunque istituzione o sforzo collettivo, risultando talvolta molto più efficace ed educativo. Un individualismo in cui semplicemente una persona ascolta e aiuta un’altra persona al di la dell’estrazione sociale.

di Alessandro Parrello

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