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Milano. Il Museo del Novecento tra arte moderna e “capolavori-verità”

 

slogan della mostra

Dal 18 ottobre 2016 al 12 marzo 2017 si tiene, a Milano, presso il Museo del Novecento, BOOM 60! Era arte moderna, a cura di Mariella Milan e Desdemona Ventroni.

L’imponente Duomo, che lascia spazio a pensieri a metà, tra il maestoso e il recondito, lo si lascia alla spalle, dopo neanche duecento metri ci si immerge nel pieno fragore degli anni ’60: l’arte ai tempi dell’omologazione, l’arte ai tempi dell’industrializzazione, l’arte ai tempi del consumismo. Si tratta di ciò che caratterizza il presente e cominciava, all’epoca, a imprimersi nell’esistenza di uomini e donne, dando forma alle prime catene moderne.

Gli articoli (che meticolosamente appaiono su degli schermi installati) soprattutto biasimatori, nei confronti delle produzioni artistiche coeve, e appartenenti a riviste e rotocalchi di quegli anni, come Epoca, Le Ore, L’Europeo, contestualizzano l’apparire di un’arte incompresa dai più perché, per poterne usufruire, essa stessa cambia l’uso e la percezione che bisogna adoperare per venirne a capo; i valori della società di massa vengono portati alla catarsi attraverso processi di un’esasperata sublimazione o, di derisione e di materializzazione altrettanto estremi. Sta di fatto che, uno dei tanti scopi, a beneficio dell’artefice e del destinatario dell’opera, è sempre quello di creare consapevolmente buchi di libertà nell’aria.

Alberto Sordi

Si passeggia osservando le opere di artisti come Enrico Bay, Roberto Crippa, Alberto Viani, la cui scultura Nudo, viene criticata perché criptica e inespressiva; circola per diversi mesi la foto di Alberto Sordi che, spaesato e alla ricerca di un evidente e utile significato, ci infila la testa.

L’arte moderna è accolta da una società, non di meno moderna, ma che rinnega i suoi frutti più amari. Per fortuna, con gli anni, non è mancato l’affermarsi delle arti del fermarsi, soffermarsi e approfondirsi.

Naturalmente, muniti di biglietto in mano, vale la pena continuare a destreggiarsi sulla via degli altri capolavori che il Museo del Novecento di Milano ospita; salendo, salendo, la verità appare davanti a noi: Il quarto stato di Giuseppe Pelizza da Volpedo.

Il quarto stato

Segue Umberto Boccioni, nella cui scultura, Forme uniche della continuità nello spazio, il dinamismo umano sembra, per davvero, sconfiggere la natura. Ma le fragilità nostre rientrano dentro con altri suoi quadri: Stati d’animo I, Quelli che restano; Stati d’animo II, Gli addii; Stati d’animo III, Quelli che vanno; o Il Bevitore.

Si lascia spazio, poi, a chi dentro sa guardare così bene ché gli occhi delle sue donne, li svuota: Amedeo Modigliani.

Seguono Giorgio De Chirico e La trouble de philosophie: una lotta nostalgica di un presente vacuo, volto a perdersi in se stesso. Come dimenticare Pietro Manzoni e la sua Merde d’artiste.

Non mancano le sculture tra cui, una che dà tangibilmente forma a frustrazioni e desideri, è La sete di Arturo Martini.

Si potrebbe andare avanti per ore, a raccontare di una visita che legge gli animi contemporanei, poiché quell’arte è il dramma che appartiene a tutti.

Per maggiori informazioni sui costi e gli orari delle visite potete consultare, in italiano o in inglese, la seguente pagina: http://www.museodelnovecento.org/it/

di Francesca Ielpo

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