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Marco Del Lungo: le mani sull’Euro Cup con vista sulle Olimpiadi

13036618_10154179315918478_176933416_oUna passione chiamata pallanuoto, un presente e un futuro da calottina rossa col numero 1. Marco Del Lungo è il portiere della Nazionale Italiana diretta da coach Alessandro Campagna. Davanti a lui c’è un’autostrada azzurra e un posto da titolare praticamente assicurato. L’addio alla Nazionale del monumento Stefano Tempesti è ad un passo. Dopo le Olimpiadi di Rio l’estremo difensore del Recco lascerà la calottina azzurra, cedendo il testimone a chi in questi anni ha imparato molto, proprio da lui. Marco Del Lungo, nato a Tarquinia nel 1990, attualmente in forza al Brescia e fresco vincitore della Coppa Len contro il Sintez Kazan.

Un’affermazione europea prestigiosa, quanto è importante questo successo internazionale? 

Molto, è stata una grande soddisfazione. E’ una vittoria bellissima, ottenuta con il mio club. Spero di vivere altre emozioni così forti anche in futuro.

Marco, quando hai cominciato a muovere i primi passi in piscina? 

Da piccolo, precisamente a 11 anni, mi allenavo già con grande impegno e dedizione. Ho iniziato quasi per c
aso, e non giocavo nemmeno in porta. Il mio ruolo da piccolino era quello del difensore, ma dopo qualche anno ho trovato la mia strada, quella fra i pali della porta.

13090167_10154179315268478_1808000551_nQuando hai capito che lo sport poteva diventare la tua professione?

Ci sono state diverse piccole soddisfazioni fino durante la minore età, varie convocazioni con rappresentative regionali e nazionali. Ma il momento della svolta c’è stato all’età di 21 anni. Dopo qualche anno di A2 e A1 nella Snc è arrivata la chiamata del Brescia, un club molto importante che punta sempre a vincere. All’inizio mi offrirono un contratto per un solo anno, per loro ero una scommessa, ma poi sono giunti risultati prestigiosi, come il successo della Coppa Italia, in finale contro la corrazzata Pro Recco. Da li in poi è iniziata una carriera speciale.

Da Roma a Brescia, lo stacco è stato così grande?

Direi di si, sono due mondi differenti. Brescia è una città industriale e il clima a volte è un po’ pesante, piove spesso. Ma è una bellissima città, come sono ospitali e gentili i bresciani. Mi sono innamorato della cucina locale, dei “casoncelli” per esempio, una specie di tortellini con erbetta e pangrattato. Ma qui vanno forte anche gli aperitivi, il “Pirlo bresciano”, che non è un giocatore di calcio, ma una sorta di spritz.

Il passato è caratterizzato già da risultati straordinari, il futuro può essere ancor più glorioso?

Beh lo spero. Prima della vittoria in Coppa Len il ricordo più bello era legato allo Champions League in Serbia e al 5° posto conquistato nella finalina contro il Recco, senza dimenticare la qualificazione alle Olimpiadi di Rio con la nazionale. Poi la vittoria della Coppa Italia nel 2011. L’Italia? Quando giochi in Nazionale rappresenti il tuo paese, è normale dare il massimo. L’addio di Tempesti? Se smetterà mi farò trovare pronto ad ereditare la calottina numero 1 di un fenomeno della pallanuoto.

di Pierluigi Cascianelli

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