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L’ultima stagione di Girls e quella giovane donna che voleva cambiare le cose

il cast al completo

Manca poco all’atteso esordio della sesta stagione di Girls, la definitiva, che debutterà su HBO il prossimo 12 febbraio.

La serie, vincitrice di un Golden Globe, è stata sviluppata nel 2012 dalla penna ironica e intelligente di Lena Dunham (classe 1986; mamma fotografa e papà pittore) e si è imposta nel campo delle fiction tv generazionali come la versione corrente e iperrealistica del già famoso Sex and the City (erano gli anni ’90 a Manhattan, si beveva Martini e si compravano scarpe Jimmy Choo una volta al mese).

Jenni Konner, co-produttore e co-creatore della serie, ha raccontato di quella volta in cui Lena Dunham ha fatto irruzione negli studi della HBO per dire alle alte cariche che né lei né i suoi amici venivano giustamente rappresentati dai prodotti televisivi messi in onda. La nuova fetta della società giovane si era ritrovata improvvisamente scoperta di se stessa, priva di visioni riflettenti: i plurilaureati in disoccupazione, gli aspiranti artisti sballottati in (e da) un mercato sempre più tecnologizzato e concorrente, le migrazioni per necessità, i corpi uguali solo a loro stessi. E neppure lo spazio era più adatto, al costoso e ormai impraticabile stile di vita versione Manhattan si era nel frattempo sostituito un più accessibile stile di vita versione Brooklyn, con i locali hipster in prolificazione, le vendite di vestiti usati a bordo strada. Le alte cariche della HBO non si sono infastidite dell’accusa, anzi, hanno chiesto alla Dunham (già scrittrice, regista del lungometraggio autobiografico Tiny Furniture) di realizzare la serie che avrebbe voluto vedere in tv, e così è nato Girls.

Tutto è cominciato con il peggior pitch che abbiate mai letto”, ha dichiarato Lena Dunham in una recente intervista pubblicata sull’Hollywood Reporter. “Ho scritto alla HBO quest’unica pagina. Era una specie di poema sinfonico sulla vita dei Millennials. Non menzionava un personaggio o una trama. Loro sono tutto, non sono niente, sono dovunque, non sono da nessuna parte. Penso sia il peggior pitch mai letto, pretenzioso e orripilante, ma ricordo che mentre lo scrivevo, seduta sul pavimento in mutande ad ascoltare Tegan e Sara, pensavo Sì, sono un genio”

Allison Williams, Zosia Mamet, Lena Dunham, Jemima Kirke

Le protagoniste tracciate in seguito a quella prima bozza sono 4 giovani donne che si affacciano al mondo dell’indipendenza (dalle finestre delle loro case di Brooklyn, ovviamente) alla ricerca di un posto confortevole che sia fatto per la loro stessa dimensione. C’è Hanna (Lena Dunham), laureata in letteratura inglese e aspirante scrittrice, costretta a rinunciare al mantenimento famigliare dopo l’abbandono dell’ennesimo stage non pagato; Jessa (Jemima Kirke) bohèmien viaggiatrice con un problema di dipendenze; Shoshanna (Zosia Mamet) la logorroica, studiosa e ispirata da grandi progetti di vita lavorativa; Marnie (Allison Williams) dipendente in una galleria d’arte ma con aspirazioni artistiche.

Di tutte loro si iniziano a conoscere, piano piano (i tempi giusti delle narrazioni giuste), inclinazioni e fratture interne, tendenze all’autoaffermazione o all’autodistruzione in uno dei periodi storici più virato dalla sua stessa crisi. C’è il sesso, le amicizie, l’amore, l’orientamento, la famiglia, le aspettative deluse e quelle rafforzate, i corpi vizzi e per questo reali, veri. C’è la vita.

C’è più bisogno di corpi come il mio, in tv, corpi sovrappeso, corpi normali”

Lena Dunham e Jemima Kirke

Con il passare delle stagioni cambiano le attitudini delle protagoniste ma non il loro sguardo, ancora spaurito e terrorizzato, affamato. Brooklyn si afferma, i social fanno affari, aprire un blog o un locale in un cui si smercia solo avocado hanno lo stesso peso sociale, costruirsi è ancora una conquista.

Voci indiscrete affermano che questa sarà la stagione della maturità, delle svolte-per sempre. La vita, forse, ha trovato un suo spazio.

dal profilo Instagram di Lena Dunham

Ai fan, ci avete mandato fuori di testa. Avete reso piccolo e intimo
un mondo spaventoso, e io vedo protezioni e rifugi sicuri ovunque
grazie alla vostra capacità di “normalizzare” questa esperienza, e i
momenti di una donna in cui ci si sente cupe e senza regole, quelli
che fanno male come una ferita. Mi avete fatto credere che c’è un
posto per le ragazze strane e quelle che ancora non sanno del tutto
come amare. E lo so che darete la stessa calda percezione a tutte le
voci femminili radicali e essenziali che verranno dalla TV nel
prossimo futuro. Perché siamo solo all’inizio di un’epoca d’oro in cui
ogni donna, al di la della razza, della religione, del tipo di corpo,
o del sesso assegnatole alla nascita, potrà raccontare la sua storia e
sentirsi ascoltata e vedersi riconosciuta per il suo vero io (her-ness
è meraviglioso e intraducibile). Assicuriamocene tutti insieme, ok?
Dobbiamo.

Ai critici: ci avete spinto a crescere e noi l’abbiamo fatto, persino
quando la bambina che è in me puntava i piedi e rimaneva ferma. Non
esiste regalo più grande della crescita, dell’evoluzione. Grazie per
avermi dato ciò.

Al Cast e a tutti coloro che hanno lavorato al progetto Girls, gli
scrittori e i produttori, sarete sempre mie compagni e farò sempre di
tutto per esserci in ogni momento delle vostre vite. Grazie per avermi
accettata, per aver creato un mondo di accettazione e per essermi
stati vicino in uno dei momenti più duri che abbia mai conosciuto.
Grazie per essere feroci e creativi. Grazie per aver tirato su le mie
tette per sei anni, anche quando erano tanto, tanto annoiate. Grazie
per avermi fatto sentire come fossi al centro del trampolino della
gentilezza. Agli uomini di Girls, sia del cast che dello staff, grazie
per aver rigenerato la mia fede nella bellezza e nella sensibilità che
gli uomini forti sanno dare. Grazie per aver curato la mia paura e il
mio cuore. E alle donne di Girls, siete le peggiori.

Jenni e Judd. Ilene e Gina. Allison, Jem, Zosia.

Ci vorrà del tempo per metabolizzare il dolore nel dire addio a queste
persone, a questi collaboratori e a questa vita.  A mala pena ne
ricordo un’altra. Quindi…a voi va tutto il mio amore. Si, amore è
tutto ciò che provo per ognuno di voi (anche il 16-enne che continua a
ripetermi di citarlo nei commenti, sebbene dubito sia sufficientemente
imparentato.)

Lena

 

(fonte: The Atlantic)

© Riproduzione riservata

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