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L’inno alla vita di Frida Kahlo: la mostra a Bologna

Tra le varie mostre che ci offre questo inverno 2017 ce n’è una a Bologna in grado di lacerarti il cuore con arida dolcezza: La collezione Gelman: Arte messicana del XX secolo”, una tra le più importanti raccolte nella quale primeggia la pittura travolgente dell’intimista artista messicana.

L’esposizione – attiva fino al 26 marzo a Palazzo Albergati – propone un percorso tra opere d’arte, fotografie d’epoca e ricostruzioni ambientali permettendo di scoprire aspetti inediti dei caratteri e del lavoro creativo di Frida Kahlo e di suo marito, il pittore Diego Rivera (nella mostra sono esposte anche le opere di Rufino Tamayo, María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros e Ángel Zárraga).

Rivera dipingeva per il popolo, per le masse, per educare le razze, Frida, al contrario, ha sempre lavorato sulla sua interiorità, per sé stessa, definendosi un’individualista. Per questa ragione – ha spiegato Gioia Mori, la curatrice della mostra – la presentazione è stata divisa in due grandi sezioni principali: nella prima si concentra il lavoro del pittore, dove si incontrano opere quali L’ultima ora (1915) a testimonianza della fase cubista e parigina di Rivera (amico di intellettuali e artisti del calibro di Alfonso Reyes, Pablo Picasso e Ramón de Valle-Inclán) e Ritratto di Cristina Kahlo (1943) risalente all’anno in cui Rivera tradì Frida intrecciando una relazione con la sorella.

La seconda sezione è, invece, tutta dedicata a raccontare la vita e l’arte di Frida Kahlo. Una vita disgraziata e devastante e una pittura appassionata, da molti definita surrealista ma che, in realtà, – come lei stessa dichiara – raffigura solo la verità del suo dolore.

Attraverso i suoi dipinti, Frida fu biografa di sé stessa raccontando la vita di una donna alla quale non è stato risparmiato alcun dispiacere: all’età di 18 anni la pittrice – che a quel tempo studiava per diventare medico – rimase vittima di un incidente causato dall’autobus sul quale viaggiava, e un tram.

Le conseguenze dello scontro furono gravissime: Frida si frantumò il femore, le costole e la colonna vertebrale, la gamba sinistra riportò diverse fratture, il piede destro rimase slogato e schiacciato, la spalla sinistra lussata, l’osso pelvico spezzato in tre punti e il corrimano dell’autobus le entrò nel fianco e le uscì dalla vagina.

Nel corso della sua vita la Kahlo, già affetta da spina bifida che i genitori scambiarono per poliomielite – entrambe malattie della colonna vertebrale che, con sintomi simili ma conseguenze di diversa gravità, affliggono il sistema nervoso – subì ben 32 operazioni chirurgiche.

Una volta fuori dall’ospedale fu costretta ad anni di riposo nel letto di casa, situazione che la spinse a dedicarsi alla lettura e alla pittura. I genitori le regalarono un letto a baldacchino con un specchio sul soffitto, in modo che potesse vedersi e dipingersi; lì creò i primi di una serie di significativi autoritratti.

In seguito a una serie di aborti (il suo più grande rimpianto fu di non aver avuto figli) e con l’aggravarsi della sua precaria salute, Frida arrivò a una morte prematura all’età di 47 anni.

La Kahlo era una donna coraggiosa e potente, con un singolare talento artistico, indipendente, passionale e riluttante verso ogni convenzione sociale. Fu – insieme al marito – un’attivista del Partito Comunista Messicano (nata nel 1907, le piaceva dire di appartenere alla classe 1910, anno della rivoluzione messicana).

Una curiosità della collezione esposta è una stanza intitolata “Frida icona fashion” dove si trovano gli abiti dei più importanti stilisti di fama internazionale che si sono ispirati all’artista: Ferré, Antonio Marras, Valentino e Christian Lacroix, mentre Jean-Paul Gaultier ha concesso il video Tribute to Frida Kahlo del ‘97, un’indicazione della persistenza del mito dovuta non solo al suo talento ma al suo amore incondizionato per la vita (il titolo dell’album dei Coldplay, ¡Viva la vida! si ispira ad una celebre frase che scrisse sul suo ultimo quadro, pochi giorni prima della morte).

Se l’aspetto fondamentale dell’arte di Frida rimane comunque il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato, attraverso i suoi quadri lei riesce ad andare oltre e a descrivere il suo stato d’animo interiore e il suo modo di percepire la vita che la circonda; molti dipinti hanno come soggetto un bambino (sua personificazione), elementi della tradizione messicana e oggetti fantastici o, in apparenza, incongruenti, che non stanno a significare qualcosa di illogico e subconscio ma piuttosto il prodotto della sua vita, che lei cercava di rendere accessibile attraverso un simbolismo.

Le ceneri di Frida sono conservate nella famosa Casa Azul – oggi sede del Museo Frida Kahlo – il nido d’amore e sofferenza suo e di Diego.

Con il marito, al quale Frida si sentiva profondamente legata dichiarandogli amore eterno, la pittrice ha sempre avuto una tormentata storia d’amore.

A proposito del pittore una volta ha confidato, con ironica tragicità: “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita…il primo è stato quando un tram mi ha travolto eil secondo è stato Diego Rivera”.

Conseguenza delle sofferenze sentimentali scaturite dai continui tradimenti del marito, anche la Kahlo ebbe molti amanti: il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta André Breton tra gli uomini; la fotografa italiana Tina Modotti, l’ambasciatrice russa Aleksandra Kollontaj, la ballerina Rosa Rolando e la cantante messicana Chavela Vargas, tra le varie donne.

L’ultima frase scritta sul suo diario è stata: “Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più”.

Andate ad innamorarvi di Frida Kahlo.

di Valeria Campana

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