Lillian Bassman in mostra a New York

It’s a Cinch, Carmen, Lingerie by Warner’s, New York, Harper’s Bazaar, September 1951

NEW YORK. A 5 anni dalla morte di Lillian Bassman, una delle fotografe più rilevanti del mondo della moda, la Edwynn Houk Gallery ospita una mostra per celebrare e sottolineare il suo prezioso contributo alla storia della fotografia. C’è tempo fino al 14 febbraio per immergersi nello sviluppo stilistico della Bassman.

“Ho sempre cercato la bellezza di una donna nella sua gestualità, nei suoi movimenti, nelle mani e nel collo. Alle modelle che posavano chiedevo di raccontare la loro bellezza attraverso le mani, come se esse racchiudessero un momento speciale, unico. Mi interessava un modo di comunicare immediato, e con le mani ci si capisce subito”. Da un’intervista a Vogue Unique del 2009.

Blowing Kiss, Barbara Mullen, New York, Harper’s Bazaar, c. 1958

Lillian Bassman ha attraversato tutto il novecento da protagonista, prima come assistente di Aleksej Brodovič, suo docente alla Textile High School di Manhattan e direttore artistico della rivista Harper’s Bazaar, poi, a sua volta, come direttrice artistica della rivista Junior Bazaar, appendice dell’Harper’s Bazaar dedicato alle più giovani, e infine come fotografa.

Nasce nel 1917 a Brooklyn da genitori ebrei emigranti, atei e bohémien, sostenitori della libertà e del diritto all’autodeterminazione di ogni individuo; permetteranno alla figlia, ancora quindicenne, di trasferirsi a casa del fotografo Paul Himmel, conosciuto durante gli anni alla scuola tessile e con il quale trascorrerà 73 anni fino alla morte di lui nel 2009. Prima di unirsi all’Harper’s Bazaar nel 1941, la Bassman lavora come modella, disegnatrice tessile e illustratrice di moda. Vive e lavora a New York fino alla sua morte, avvenuta all’età di 94 anni il 13 febbraio 2012.

Nel 1941 Lillian Bassman inizia a lavorare per la Harper’s Bazaar come assistente di Brodovič, suo mentore, che nel 1946 le chiederà di fotografare le nuove collezioni parigine insieme alla fotografa Louise Dahl Wolfe. Le immagini prodotte da Lillian Bassman sono originali e segnano un punto di rottura con le convenzioni proprie della fotografia di moda dell’epoca, Brodovič ne è entusiasta e la incoraggerà a continuare.

Lillian Bassman inizia così a muoversi in punta di piedi nel mondo della fotografia: durante questi primi anni ci si dedica solo nel tempo libero dagli impegni di madre e direttrice artistica, incarico assegnatole nel 1945 per la rivista Junior Bazaar e ruolo che ricoprirà fino alla chiusura della stessa, nel 1948. Durante questo periodo, la Bassman assume regolarmente fotografi del calibro di Robert Frank, Louis Faurer, Richard Avedon e Arnold Newman, e grazie ai loro scatti inizia ad ascoltare la sua voce interiore.

Across The Restaurant, Barbara Mullen, Dress By Jacques Fath, Le Grand Véfour, Paris, Harper’s Bazaar, April 1949

Inizia a studiare, da autodidatta, e sempre da autodidatta inizia a fotografare. Già ai tempi dell’Harper’s Bazaar passava le sue pause pranzo nella camera oscura, sviluppando le immagini del fotografo di moda George Hoyningen-Huene e sperimentando le tecniche più disparate per manipolare la messa a fuoco e il tono, tecniche che forgeranno il suo tratto stilistico: “Volevo pensare a un modo di stampare tutto mio, ancor prima di cominciare a fotografare” – ricorda in un’intervista del 1994.

In quegli anni si avvale anche della scuola di due maestri d’eccezione, i fotografi Richard Avedon e Hoyningen-Huene.

Nel 1947 decide che la fotografia sarà da quel momento in poi il suo lavoro a tempo pieno, e nello stesso anno una sua immagine viene pubblicata per la prima volta proprio dal Bazaar che dal 1950 al 1965 pubblicherà regolarmente i suoi scatti, sagome di modelle sfocate in bianco e nero. Risale invece al 1948 la pubblicazione, sempre su Bazaar, del suo primo editoriale.

“Ho avuto una vita professionale formidabile. Ho fotografato qualunque cosa potesse essere fotografata: bambini, cibo, alcolici, sigarette, lingerie, prodotti per la bellezza” dice la Bassman al The New York Times nel 1997.

Negli anni 70, delusa dai cambiamenti stilistici degli anni precedenti e dalle nuove modelle, Lillian Bassman abbandona l’industria della moda. “[Le modelle] Erano diventate delle superstar. Ero stanca di loro” – confessa al The Times nel 2009. “Non erano più il tipo di modelle al quale ero abituata. Loro comandavano piuttosto che seguire le direttive [della fotografa]”. La Bassman affronta questo profondo sconforto chiudendo in una busta della spazzatura il frutto dell’amore e dell’arte che l’avevano spinta fino a quel momento: 100 negativi sono rimasti conservati per oltre 20 anni in un angolo della sua casa di Manhattan.

Lascia allora da parte la fotografia e si dedica alla pittura e all’insegnamento alla Parson’s School of Design. Solo negli anni 90 lo storico e fashion curator Martin Harrison, che in quel periodo alloggiava a casa della Bassman, ritrova la busta con i negativi e incoraggia la fotografa a rivederli.

Carmen, Dress By Charles James, New York, Harper’s Bazaar, 1950s

L’evento della riscoperta accende una nuova scintilla, e Lillian Bassman inizia a ristudiare la sua arte con un nuovo sguardo: ristampa i negativi per modificare l’inquadratura originale, accentua il contrasto e ritocca lo sfondo, applica tecniche già sperimentate negli anni 40 affiancandole alle nuove tecnologie digitali. Il risultato sono immagini dal sapore onirico, un’astrazione cercata, una ritrovata libertà; come lei stessa confesserà al The Times: “Riguardando quei negativi mi sono lasciata intrigare e li ho portati dentro la camera oscura, e ho iniziato a fare di loro ciò che desideravo. Potevo ora fare le mie scelte, diverse da quelle di Brodovič e dagli altri editori”.

Le sue fotografie ricominciano così ad essere apprezzate negli anni 90 da curatori, editori e collezionisti: va in mostra ad Amburgo al museo Deichtorhallen per una retrospettiva, a Londra alla Galleria Hamiltons, e a Parigi al Carrousel du Louvre. Nel 1996 ottiene l’incarico dal New York Times Magazine per coprire le collezioni di alta moda a Parigi, e nello stesso anno riceve il Agfa Lifetime Achievement Award e il Art Directors Club Award. Nel 2004 termina l’ultimo incarico di moda per Vogue Germania.

Lo stile di Lillian Bassman ha rivoluzionato la fotografia di moda mostrando il corpo femminile da un punto di vista nuovo: “Le modelle che mi hanno incuriosito di più sono quelle che avevano i colli più belli e che muovevano le mani in maniera espressiva. A un certo punto ho scoperto la pittura di El Greco, e da allora il suo modo ‘allungato’ di vedere è diventato anche il mio”.

Le sue donne vengono mostrate con un’ottica che mette in risalto la loro complessità avvalendosi di forme geometriche insolite, composizioni originali, forti contrasti e gestualità esagerate; le immagini della Bassman esaltano il fascino, la sensualità e la forza della donna moderna.

Mary Jane Russell, New York, Harper’s Bazaar, 1950
Golden Fox, Blue Fox, Marilyn Ambrose, Boa By Frederica, New York, Harper’s Bazaar, November 1954
Barbara Mullen, Aboard Le Bateau Mouche, Chanel Advertising Campaign, Paris, 1960
Barbara Mullen, New York, c. 1958
Betty Threat, New York, Harper’s Bazaar, c. 1957
Black – With One White Glove, Barbara Mullen, Dress By Christian Dior, New York, Harper’s Bazaar, 1950
Kronung Des Chic, Jada, Dress By Thierry Mugler, 1998
Margie Cato, Junior Bazaar, c. 1950
Tunic Suit, Sunny Harnett, Suit By Charles James, New York, Harper’s Bazaar, July 1955
The Cost of Living, Barbara Mullen, Dress By Omar Kiam For Ben Reig, New York, Harper’s Bazaar, March 1950

 

di Giorgia Scialanga

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