L’evoluzione tecnologica della Cultura

La chiusura dei musei nell’ottica della prevenzione del contagio da Covid-19 ha reso evidente agli occhi di tutti una necessità che fino a poche ore prima sembrava avvertita solo da pochi, quella di comunicare le collezioni in nuovi modi, più efficaci ed efficienti. La relazione tra i musei e i loro pubblici va tenuta viva, anche e soprattutto quando, per cause di forza maggiore, il museo fisico diventa inaccessibile. Il museo offline e il museo online sono e devono essere intesi come un’entità unica, un unico organismo vivente, così come il visitatore fisico e il visitatore virtuale: il digitale, se si parla di un allargamento del sistema comunicativo, non è più un accessorio, ma diventa strategia.

Alcune tecnologie hanno già avuto una loro interessante evoluzione all’interno del sistema museale, che varia ovviamente da museo e museo e, soprattutto, da tecnologia a tecnologia. Tra tutte, le più conosciute sono sicuramente la realtà virtuale e la realtà aumentata. La prima consente al fruitore di immergersi in un contesto totalmente digitale tramite l’utilizzo di visori, mentre l’AR permette, anche attraverso lo smartphone personale, di attivare contenuti digitali di varia natura, visualizzando con la fotocamera del dispositivo contenuti digitali, come ricostruzioni tridimensionali di opere d’arte.

Oltre a questi utilizzi di successo, l’improvvisa corsa all’intrattenimento delle istituzioni museali ha fatto nascere all’interno del sistema culturale tantissime iniziative più o meno valide e solide: tutto ciò ha svelato le differenze sostanziali che esistono tra i vari enti, a cui però va riconosciuto il merito di aver finalmente decretato la verità assoluta che sta alla base del sistema stesso: la cultura, se non fruita, finisce per non esistere.

Tra le tante strategie alla base di questo nuovo dialogo una delle più convincenti è sicuramente l’adozione di un nuovo modello comunicativo, più coinvolgente e accattivante: esempio vincente è quello del Museo Casa di Dante a Firenze, la cui riapertura prevista per il 25 marzo scorso è stata rimandata a causa dell’emergenza. Insieme al museo, si è pensato di portare avanti iniziative che giocassero sul rapporto che esiste tra gli italiani e Dante, con una Maratona poetica che invitasse i partecipanti a dilettarsi nella stesura di terzine ispirate alla Commedia dantesca: i vincitori alla riapertura riceveranno in premio una visita gratuita, guidata da un Dante d’eccezione, Francesco Pannofino, voce del poeta nel nuovo riallestimento. Il tutto correlato da una campagna social che punta sul coinvolgimento attivo dei follower, con quiz a premi volti a stimolare la curiosità nei confronti del nuovo museo, ora a porte chiuse. Il rapporto tra visitatore e museo è uno, sia esso su un social o fisico: è la continua e proficua relazione tra le due realtà che lo rende vincente.

In vista della “fase 2”, e quindi di una lenta e graduale riapertura dei siti culturali prevista a partire dal 18 maggio, questo nuovo tipo di rapporto andrà mantenuto, accompagnato però da disposizioni che prevedano la soddisfazione delle necessità sanitarie e psicologiche dei visitatori e dei lavoratori del settore. A fronte di alcune indagini è emerso infatti come il 48% delle persone tornerebbe a frequentare i luoghi di cultura “subito” dopo la loro riapertura: dato certamente non troppo negativo, ma che ci obbliga a pensare alla percentuale restante. Di questi, il 41% circa aspetterebbe da uno a due mesi, il 9% fino a sei mesi e il 2% tornerebbe solo dopo un anno. Davanti a questi numeri, non si può non pensare ad una implementazione dell’utilizzo di device personali, percepiti sicuramente come più confortevoli e sicuri: l’utilizzo del proprio smartphone, ad esempio, risolverebbe anche la delicata questione dell’eventuale igienizzazione di tali dispositivi.
La creazione di apposite app permette la fruizione di contenuti multimediali non solo durante il percorso, magari in realtà aumentata, ma anche da casa, in un’ottica di pre e post experience e consentirebbe quindi ai visitatori di immaginare, scandire o rivivere la visita in perfetta sicurezza, attraverso il loro smartphone o il loro tablet.

Anche le tecnologie apparentemente più complesse da adattare, come ad esempio la realtà virtuale, potrebbero essere fruite in sicurezza grazie all’utilizzo dei cardboard, dispositivi in cartone in cui inserire il proprio smartphone, personalizzabili e monouso. Questi risolverebbero anche l’annoso problema della sterilizzazione e messa in sicurezza dei dispositivi, lasciando oltretutto al visitatore un ricordo della visita da portare a casa.

Molto probabilmente ci troveremo nei prossimi mesi a visitare i luoghi del nostro patrimonio in modalità inedite, e non è da sottovalutare un certo shock dato dal nuovo impatto: starà ai professionisti del settore integrare il visitatore in questo nuovo modo di percepire la visita, accettando nuove sfide ed esplorando nuove opportunità.

 

Di Adele Magnelli© Riproduzione riservata

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