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Levante: nel caos di un’artista collateralmente inedita

 

In queste stanze c’è molto rumore, avevo bisogno di raccontare il caos che nasce dal profondo silenzio”

Levante, attraverso il suo inchiostro veracemente schietto e denso di riflessi antropici, ha dato alla luce il suo terzo album di inediti, Nel caos di stanze stupefacenti”, con sonorità nuove, accattivanti e trainanti che ben risaltano nel brano “Pezzo di me”, formidabile duetto con Max Gazzè e papabile singolo estivo.

Un titolo e una copertina visivamente favolistici, dove la cantautrice si specchia con indosso slip e canotta attraverso l’arte del candore infantile: una bambina che in quel riflesso cade morbidamente nello specchio di un mondo succursale in una dimensione fluttuante.

Un caos pop folkloristico, crogiolo di aspettative e cadute, è il file rouge del nuovo progetto discografico dove 12 filamenti si intrecciano formando 12 stanze-tracce contenenti storie di vita, di attualità e società.

Un trambusto all’inizio silente che poi si trasforma in un vocalizzo che fa vibrare la spina dorsale fino a portarla in posizione eretta.

Lo specchio del concept album rimanda al j’accuse della cantautrice contro i social, divenuti campo minato di giudizi ignoranti, maleducazione e soprattutto dipendenza, ma divenuti anche campo di note martellanti nel perpetuo beat di “Non me ne frega niente”.

Si percepisce quella densità lessicale e narratologica che fa parte del modus operandi dell’artista, sempre attenta ricercatrice del linguaggio diretto, che stavolta tratteggia un’esaltante autoreferenzialità come nelle note di “IO ero io”, “Diamante”, “Sentivo le ali”, ballate con un pizzico in più di pop rispetto ai precedenti lavori. Complice, è anche la produzione con Antonio Filippelli, che insieme a Daniel Bestonzo e Dario Faini ha composto gli arrangiamenti.

La parte filantropica risuona con acuta intelligenza. In “Gesù Cristo sono io”, la cantante affronta il tema della violenza sulle donne in chiave biblica, volgendolo nel la storia di una donna con in testa una corona di spine, che si crede una regina in testa ha una corona di spine; questa, racconta di tutte quelle donne che non hanno più una voce per denunciare uomini meschini.

“Santa Rosalia” è invece una geniale e sensibile filastrocca dedicata a un’amica, scritta come se si volesse spiegare l’omosessualità ai bambini, con una devastante e magnetica semplicità che rende il brano il gioiello dell’album.

Nel caso di stanze stupefacenti” è un disco antropologico segnato dalla profondità mediterranea di un’autrice che canta realtà di coraggio, fragilità, riflessi di paesaggi grigi dalle sfumature blu.

di Libero Bentivoglio

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