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La Piuma – l’ultimo libro di Giorgio Faletti che sogna di essere un musical

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LA PIUMA

Lieve, intenso, commovente.

Con tavole illustrate da Paolo Fresu

Una piuma è fatta per volare.

Giorgio Faletti si accomiata dai suoi lettori con la sua opera più bella, originale e dolente. Una favola morale, che accompagna il lettore attraverso le piccole, meschine, ignoranti bassezze degli uomini, sino a comprendere, attraverso il più innocente e semplice degli sguardi, il senso profondo delle cose. Del loro ruolo. E della fine.

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Roberta Bellesini Faletti – foto di Paola Malfatto

Dopo la presentazione al salone del libro di Torino dei giorni scorsi, oggi raggiungo Roberta Bellesini Faletti, moglie di Giorgio, che ci racconta la nascita di quest’ultimo libro del poliedrico scrittore italiano più venduto di sempre, che amava New York e che negli Stati Uniti ha visto pubblicato il suo best seller “Io uccido”.

Roberta, partiamo subito con LA PIUMA. L’ultimo libro di Giorgio, molto diverso dai suoi precedenti. Come nasce e che personaggi sono quelli che incontrano la piuma?

La piuma nasce come progetto all’incirca nel 2010. Giorgio ci lavora nei momenti di pausa tra un libro e l’altro. E’ un lavoro molto diverso perché in realtà nella sua testa non era un libro ma era la trama di un musical. Infatti le illustrazioni di Paolo Fresu, che si trovano all’ interno, sono praticamente un’idea dei costumi e delle scenografie che Giorgio e Paolo avevano ipotizzato insieme. I personaggi che incontriamo sono figure allegoriche che rappresentano i vari aspetti della vita umana. Incontriamo quindi ad esempio l’impersonificazione del potere politico, del potere religioso ma anche dell’amore e del sesso. Per poi arrivare al personaggio finale del quale però non sveliamo nulla! Alcuni personaggi sono molto legati agli aspetti materiali della vita, altri invece proiettati verso sogni o aspirazioni molto ambiziose, forse troppo…

Cosa ti ha spinto a riprendere questo progetto fino a farlo pubblicare?

Moltissime persone, amici, fans continuavano a chiedermi se ci fosse qualcosa di Giorgio che potessero ancora leggere. Inoltre penso che sia davvero un delitto capitale che i lavori che aveva in corso non vedano la luce. Per questi motivi, consultandomi con gli amici più cari e con le persone con le quali Giorgio collaborava, ho deciso di pubblicare La piuma. Il testo era già stato completato da Giorgio. Nell’ ultimo periodo in cui si è dedicato a questo progetto, lavorava ai testi e alle musiche delle canzoni.

Nelle tue interviste hai detto che Giorgio voleva farne un musical per i suoi personaggi allegorici. Prevedi che La Piuma possa diventalo e magari un domani farlo debuttare anche a New York?

E’ sicuramente un progetto molto ambizioso, ma mi piacerebbe davvero portarlo a termine come Giorgio lo aveva concepito.  Poi, perché dobbiamo porci dei limiti ? Se decido di sognare voglio sognare alla grande per cui sogno anche New York!

Giorgio Faletti
Giorgio Faletti – foto di Paola Malfatto

Conoscevamo Giorgio per il suo talento che spaziava dalla scrittura, alla musica, dalla comicità ai ruoli drammatici. Ci racconti un aneddoto o una passione di Giorgio che magari non conosciamo?

Una passione che Giorgio ha avuto negli ultimi anni è stata quella per la pittura. Ha cominciato a dipingere un po’ per caso e poi una gallerista di Genova, Tiziana Leopizzi, ha cominciato a interessarsi ai suoi lavori e ne sono nate bellissime mostre a Firenze, Bologna, Genova, Montecarlo… Per Giorgio la pittura era molto liberatoria. Sicuramente trovava sfogo la sua parte adolescenziale. Anche le sue opere pittoriche erano pervase di ironia, di umorismo, elementi costanti in tutta la sua vita.

New York cosa rappresenta per te e cosa di questa città piaceva tanto a Giorgio al punto da viverci spesso?

New York rappresenta davvero molto per me, perché nonostante Giorgio avesse viaggiato molto prima che ci conoscessimo, come me non era mai stato negli Usa. Per cui New York è stata una città che abbiamo scoperto ed esplorato insieme. E insieme ce ne siamo innamorati al punto da comprare casa. Giorgio amava molto che NY fosse un grande set cinematografico e da grande cinefilo quale era, gli piaceva ricordare o scoprire location o scorci utilizzati nei film.

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Quadro di Giorgio Faletti

Nel nostro magazine cerchiamo di mettere le culture a confronto. Quali sono le differenze piu evidenti che hai riscontrato tra New York e L’Italia in genere?

Una caratteristica della cultura americana che amo molto, è che se hai capacità, preparazione e idee brillanti hai la possibilità di dimostrare quello che vali. La meritocrazia è una parola che nella loro cultura ha un significato importante. La cultura italiana ha dalla sua parte una serie di elementi che abbiamo proprio nel DNA : la creatività, l’elasticità e l’estrema duttilità che ci rendono poliedrici. Queste sono peculiarità tutte italiane che gli americani ci invidiano!

Restando in tema di libri, cosa consiglieresti ad un giovane scrittore che ha un bel romanzo tra le mani ma non sa come muoversi o come proporlo?

Partendo dal fatto che chiunque decida di scrivere poi pensa di avere un bel prodotto, sicuramente la prima cosa è rivolgersi a persone che leggono bozze, ad esempio agenti letterari, e possono quindi esprimere pareri sul lavoro o consigliare eventuali case editrici appropriate al libro proposto. Il consiglio che comunque mi sento di dare, è che prima di scrivere bisogna anche leggere molto! Spesso purtroppo belle trame non hanno svolgimenti adeguati, proprio per mancanza di esperienza innanzitutto come lettori.

Molti giovani oggi cercano per necessità la loro strada all’estero. Tu sei favorevole o contraria alla fuga dei cervelli dall’Italia?

Io sono assolutamente favorevole alle esperienze all’estero, che reputo quelle più arricchenti. Quindi non sono contraria a periodi di studio innanzitutto, ma anche lavorativi, all’ estero.

di Alessandro Parrello

© Riproduzione riservata

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