Home / Flash News / La cucina “made in Italy” e la sopravvivenza negli USA

La cucina “made in Italy” e la sopravvivenza negli USA

La cucina italianaLa cucina italiana, si sa, è da sempre una delle cifre principali del made in Italy. Tra le prime attrazioni per i turisti e tra le principali eccellenze da esportare all’estero, in termini di attività e di prodotti enogastronomici. Uno dei luoghi in cui il cibo italiano ha riscontrato più successo è sicuramente New York. La cucina italiana negli Stati Uniti è infatti sempre stata un must: solamente la Grande Mela ospita 24mila ristoranti di cui 1150 italiani. Turisti e newyorkesi vanno letteralmente pazzi per la nostra cucina. Nonostante i grandi chef americani alcune volte le preferiscano quella francese, il 44% delle persone che vivono o passano per New York secondo il National Restaurant Association dichiara di mangiare italiano almeno una volta a settimana. Spesso i ristoratori italiani si focalizzano sulla cucina, ma restano carenti sul lato del marketing, aspetto che in realtà andrebbe maggiormente curato se si vuole allargare la propria clientela. Il ristorante è una vera e propria azienda e a dettare le regole è il mercato. I dati non sono troppo incoraggianti: di ristoranti italiani negli States solo uno su due sopravvive e nell’arco di 5 anni il 50% dei ristoranti che aprono sono costretti a chiudere. Essere competitivi e all’avanguardia con le richieste di una clientela sempre più esigente, sono gli imperativi categorici per riuscire a mantenere la propria attività. In questi anni la cucina italo-americana ha subito dei cambiamenti: Roberto Caporuscio, presidente dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani America, arrivato negli Usa 16 anni fa ma residente nella Grande Mela da sette anni ha osservato: “I migranti del secolo scorso si inventavano la nostra cucina, ma ora il livello si sta alzando molto e anche gli americani stanno iniziando a capire cos’è davvero la pizza napoletana”. Se anche gli americani stanno imparando i trucchi per cimentarsi in modo credibile nella nostra cucina tipica, ciò a cui un’attività di ristorazione italiana deve puntare dovrà essere altro: l’italianità non potrà più essere unica garanzia di una buona riuscita. La ricetta del successo? Qualità certamente ma anche un buon marketing, la gestione aziendale dell’impresa, una intelligente politica dei prezzi e una forza comunicativa capace di promuovere non solo il prodotto ma anche il marchio e la sua storia. Il successo a New York, insomma, pare vada duramente conquistato. La fortuna, però, è che quando il ristorante è apprezzato la voce si sparge in fretta: la clientela non si limita al proprio quartiere e la mobilità è una della caratteristiche tipiche della metropoli americana. La gente si muove e si sposta per mangiar bene e dunque non si potrà puntare unicamente su una fidelizzazione “all’italiana”. I clienti di oggi sono più esigenti e i prezzi passano quindi in secondo piano. Come in altri campi, ciò che conta principalmente oggi è lo storytelling, raccontare una storia, dare un’idea di sé e del proprio prodotto o brand che sia convincente, vera e di qualità. È dura emergere in un posto dove la competizione è alle stelle, così come la voglia di farsi strada e di ottenere risultati concreti per i quali si affrontano importanti sacrifici; ma gli Stati Uniti restano tendenzialmente un Paese all’apparenza meritocratico e la speranza di riuscire a trovare lì il proprio posto al sole è in questo caso decisamente l’ultima cosa a morire.

di Valentina Mannino
© Riproduzione riservata

Guarda anche

Via libera ai casting per il nuovo papa di Paolo Sorrentino

Paolo Sorrentino è di nuovo a lavoro, e non si tratta di The Young Pope, …