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Jhumpa Lahiri: “In altre parole” ho trovato me stessa

Jhumpa LahiriMi rendo conto che la voglia di scrivere in una nuova lingua deriva da una specie di disperazione. Mi sento tormentata, come la capinera di Verga. Come lei, desidero altro: qualcosa che probabilmente non dovrei desiderare. Ma penso che l’esigenza di scrivere derivi sempre dalla disperazione insieme alla speranza”.

La scrittrice Jhumpa Lahiri ha venticinque anni la prima volta che sente parlare in italiano, in maniera distratta, durante una gita a Firenze, e subito le sembra di riconoscerlo. Percepisce una tensione misteriosa, eppure roboante, quando ascolta le persone conversare lungo le strade, nei negozi. Lei non comprende alcuna parola, non sa tradurre, ma i sensi e tutto il corpo insieme sembrano suggerirle che dentro quella lingua così familiare dovrà provare a perdersi, se mai un giorno vorrà conoscersi. Allora, tornata a New York, decide di iniziare a studiarla con insegnanti private, manifestando tutta la dedizione di chi sa che sta facendo qualcosa di giusto e necessario (taccuini, dizionari, appunti, letture, rubriche personalizzate). Passano molti anni, le lezioni si accumulano, e anche le conoscenze, ma non basta.

A un certo punto le lezioni con l’insegnante veneziana diventano il mio impegno preferito. Studiando con lei, diventa chiaro il prossimo passo inevitabile in questo strambo viaggio linguistico. A un certo punto, decido di trasferirmi in Italia”.

Lahiri_In-altre-paroleArrivata nella città prescelta, Roma, con tutta la sua famiglia, Jhumpa Lahiri inizia così un vero e proprio percorso conoscitivo nella grammatica e nella forma di una lingua tanto complicata seppur bella. Ogni nuova parola appresa, ogni espressione realizzata sono un sussulto. Nonostante le difficoltà, i limiti inevitabili, è solo dentro l’italiano che la scrittrice vuole percepisce se stessa, come una nuova identità fino a quel momento sconosciuta e forse per questo ancora più vera. E allora, con dolorosa incoscienza, Jhumpa Lahiri inizierà a scrivere un diario italiano, in italiano, raccontandosi a se stessa, come per essere presente, per tracciarsi un profilo, nell’unico modo che conosce per riuscire a vivere nel mondo. “Visto che io provo a decifrare tutto tramite la scrittura, forse scrivere in italiano è semplicemente il mio modo per apprendere la lingua nel modo più profondo, più stimolante. Fin da ragazza appartengo soltanto alle mie parole. Non ho un Paese, una cultura precisa. Se non scrivesse, se non lavorassi alle parole, non mi sentirei presente sulla terra. Cosa significa una parola? E una vita? Mi pare, alla fine, la stessa cosa”.

In altre parole è il risultato di questo folle innamoramento, la raccolta delle pagine di un diario  prezioso perché autentico, come scritto da una mano bambina. Un percorso di raggiungimento ostinato e folgorante, nutrito di distanze e distacchi (“Se tutto fosse possibile, quale sarebbe il senso, il bello della vita?”) dentro l’ossatura di una lingua e quindi di se stessi, per scoprire che in fondo non c’è alcun confine tra quello che scriviamo, diciamo, e quello che siamo.

Jhumpa Lahiri è una scrittrice statunitense di origine indiana. Ha pubblicato quattro fortunati romanzi e ottenuto numerosi riconoscimenti: Premio Pulitzer, PEN/Hemingway Award, Frank O’Connor International Short Story Award e Guggenheim Fellowship. I capitoli che compongono In altre parole sono stati precedentemente pubblicati, sotto forma di articoli, su Internazionale.

  

di Francesca Scialanga

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