I Pellerossa 100 anni fa: fotografie-testimonianza

Da sempre materia di studio e di accese controversie, gli Indiani d’America e le loro seducenti tribù continuano, ancora oggi, ad essere considerati un argomento affascinante, a metà tra sogno e realtà, tra sacro e profano, che riesce ad ammaliare non solo i più piccoli ma anche adulti di ogni parte del mondo.

Un uomo che ha dedicato la sua intera vita alla ricerca delle origini culturali di questo popolo è stato Edward Sheriff Curtis (1868-1952), esploratore, etnologo e fotografo statunitense il quale è stato profondo conoscitore degli usi e costumi dei nativi americani mettendo in gioco sé stesso in numerose spedizioni esplorative e documentaristiche, con l’obiettivo di immortalare – nel suo luogo naturale – la vita di una comunità che ben presto sarebbe giunta al tramonto.

In occasione della pubblicazione della sua prima raccolta fotografica, Curtis espresse l’intento di dare vita a una dettagliata raccolta di fotografie-testimonianza dedicate all’intero popolo degli Indiani del Nord America.

Tutto ciò per fissare nel tempo un fenomeno che, di lì a poco, sarebbe scomparso per sempre.

Nel 1930 – dopo oltre venti anni di lavoro – nacque The North American Indian, una magnifica opera suddivisa in venti volumi e portfolio rilegati a mano che racchiudeva 1.500 fotografie (frutto della selezioni di circa cinquantamila scatti) e 4.000 pagine di testo.

Le immagini, straordinarie, ritraggono i volti e le situazioni che segnavano la forza dei Pellerossaappartenenti a ottanta tribù tra la fine del XIX secolo e gli inizi del Novecento – in anni in cui lo stile di vita del resto del mondo era totalmente differente.

Archi e frecce, corpi nudi o seminudi dipinti e pregni di colore, cavalli, tende, volti segnati e fieri; le fotografie di Curtis – che si innamorò di questo popolo nel 1895 quando catturò in uno scatto la bellezza della principessa Angeline, figlia del capo della tribù Duwamish a Seattle – esprimono autenticità, leggenda, libertà e un immenso rispetto per la Natura.

         

Per compiere la sua impresa, l’esploratore riuscì ad avvalersi del supporto di diverse personalità: oltre al suo finanziere principale John Pierpont Morgan, infatti, venne sostenuto dall’allora presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, Andrew Carnegie e dai reali di Inghilterra e Belgio.
Ottenne molti riconoscimenti, ma il suo sogno “talmente grande da non riuscire ad afferrarlo per intero”, come dichiarò lui stesso, lo portò anche a un’instabilità emotiva e alla rovina familiare ed economica.

Al temine della sua ricerca storico-documentaristica-fotografica, Curtis aveva percorso quasi 65000 chilometri, utilizzando per i suoi spostamenti e per le sue fotografie ogni mezzo possibile, dal treno, alla canoa, alla marcia a piedi.

Godiamoci qualche ritratto.

di Valeria Campana

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