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Fiorella Mannoia: una “combattente” dal cuore solidale

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Fiorella Mannoia, l’interprete italiana con gli storici boccoli rossi, sfodera il femminismo anti-femminicidio con il suo ultimo album, Combattente, (Sony Music), perfetto seguito dell’antologica raccolta Fiorella.

Il pezzo L’ultimo Babbo Natale è il continuum de Le parole perdute, frutto della penna da poeta di Giuliano Sangiorgi, dove l’incedere dell’impronta del cantautore salentino si fonde in modo armonico e naturale con la voce della cantautrice romana; quelle parole evanescenti ora prendono forma nel patrimonio, lasciato da un padre scomparso, resistente alla ruggine del mare.

La copertina del disco, illustrazione dell’impegno socio-politico filantropicamente a favore della difesa delle donne, ritrae una Mannoia in versione marziale, che mostra fiera le spille e le onorificenze di pace e un arcobaleno che spicca in nome della comunità LGBT; simboli impressi su un grammofono che diffonde amore e non morte.

Le parole sono l’arma più potente che esista, in grado di trasmettere sentimenti più forte di tutte le ingiustizie e le atrocità dei potenti sui popoli, chiaro riferimento, questo, alla guerra in Siria, in più occasioni disapprovata dalla stessa artista.

Una patriota in soccorso della sua gente in mezzo a un territorio di guerra, arido di rispetto e tolleranza, concimato da pregiudizi di ignoranza e supremazia superomistica.

Combattente è soprattutto una chiara e forte denuncia alle illegittimità occultate, soventemente, da chi si crede di poter emettere giudizi come se fosse onnisciente: un red carpet di firme illustri e insieme un canovaccio a cui ogni donna può attingere per ritrovare il riflesso della propria sfera indipendentista.

Infatti Combattente, title-track e singolo di lancio, sembra essere un inno scritto e composto dalle storiche suffragette: guerriere in nome dell’amore verso i figli con pieno diritto e protagonismo.

Si sa che la Mannoia è sempre vicina a tutto ciò che le succede intorno, e agli orrori della società contemporanea risponde con un’equilibrata referenzialità, seppur autobiografica, e con un’anima di “operaia della vita”.

Nell’album ogni traccia risulta essere un macro-racconto di Virginia Woolf: ne I pensieri di Zo, scritta da Fabrizio Moro, quel frammento di Una stanza tutta per sé della scrittrice è rintracciabile nella consapevolezza di pensieri che si sciolgono, con l’incertezza di un qualcosa che porti via quella tristezza che l’accompagna nel suo peregrinare solitario.

La perla del disco è la traccia La terra da lontano, scritta dall’artista sulle note di Ivano Fossati, con il quale, dopo le eterne Notti di Maggio, dà vita a un pezzo con un’acuta metafora sul doppio lato del nostro mondo: “quello oscuro abitato dai fantasmi” (la morte) e l’altro che “riluce d’amore” (la vita); il fascino di poter ammirare la terra da lontano può rivelarsi un momento di stupore nel vederla “sospesa al respiro del destino” tracciato “da noi viaggiatori erranti”.

Combattente è un album in cui perdersi per poi ritrovarsi grazie a quella forza interpretativa della Mannoia che maternamente abbraccia le differenti generazioni, spronandole a risvegliare quella coscienza emotiva foce di uno scambio pacificamente interculturale.

di Libero Bentivoglio

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