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Emiliano Marsili
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EMILIANO MARSILI: IL CAMPIONE EUROPEO DI BOXE CHE SOGNA DI RIPORTARE IL MONDIALE IN ITALIA

Emiliano Marsili, Classe 1976, Nato e cresciuto a Civitavecchia (Roma), 4 volte campione Europeo, già campione mondiale dei pesi leggeri IBO, con 31 vittorie conseguite, quando lo guardi negli occhi noti subito la sua calma interiore, la stessa che mantiene durante ogni incontro sul ring.
Emiliano di professione fa anche il portuale ed è l’orgoglio dei suoi colleghi che lo sostengono da sempre.
Reduce dalla vittoria per K.O. dello scorso 25 gennaio contro l’ungherese Gyötgy Mizsey Jr, ci racconta tutto il suo amore per questo nobile sport, bevendo assieme a me un salutare succo di ananas.

Emiliano Marsili incontro
Emiliano Marsili sul ring

Emiliano come nasce la tua passione per la boxe?
Ero molto giovane, avevo circa 15 anni e tutto è nato grazie ad alcuni miei amici che mi hanno coinvolto portandomi nella loro palestra, la Civitavecchia Tibbs, del compianto Peppe Pedis, che è stato il mio primo maestro, ho scoperto questa grane passione. Dopo soli due mesi di allenamento ho fatto il mio primo incontro ufficiale vincendo subito il titolo di campione regionale, poi campione interregionale e infine campione Italiano.

Dopo questi titoli che aspettative avevi?
Guarda, per me è stato sempre un piacere, un hobby, non l’ho mai pensato come un lavoro. Lo vedevo come uno sport bello, divertente, pieno di sacrifici ma mai come un impegno costante. Tanto è vero che quando morì il mio allenatore mi allontanai un po’ dalla boxe, allenandomi sporadicamente e facendo forse un incontro l’anno. Questo per molti anni, fin quando ho deciso di ricominciare sul serio.

Per battere un giovane di 22 anni conta più l’esperienza o la preparazione?
Sicuramente la preparazione è l’elemento cardine. Infatti combattendo sempre con lo stesso ragazzo, nel match di settembre 2014 ho vinto ai punti perché non ho potuto fare una preparazione adeguata in quanto ero da solo.  Ho potuto allenarmi solo per 20 giorni che per un ragazzo di 38 anni sono troppo pochi. Allenandoti da solo non superi mai quella soglia e quella voglia di andare oltre. Il preparatore serve a quello, a dare gli stimoli giusti per spingerci oltre il limite. Nell’ultimo incontro invece, con una solida preparazione di due mesi e mezzo durissimi, il risultato è stato notevole e ho vinto alla settima ripresa per K.O.

Il pugilato è veramente uno sport duro a tutti gli effetti già a partire dal sacrificio che richiede, dagli allenamenti durissimi che bisogna affrontare con costanza, anche a livello dilettantistico.
Quando sei in preparazione com’è una tua giornata tipo?
Quando mi preparo diventa una vita davvero dura che richiede una grande disciplina mentale. Ho due mesi di tempo per perdere peso. Da 69 Kg devo arrivare a 61 kg e mi stressa, mi uccide fisicamente e mentalmente. Devo allenarmi due volte al giorno. Mi alzo alle 6, alle 6.30 esco per andare in palestra a Ladispoli, alle 7 inizio la preparazione e finisco alle 9, mi faccio la doccia e alle 10.30 sto a casa. Faccio uno spuntino poi mi concedo un giretto di libertà fino a mezzogiorno, poi vado a prendere mia figlia a scuola, pranzo e alle 14.30, torno in palestra fino alle 16.30 e poi vado dal fisioterapista per i dolori che escono sempre fuori. Dopo la seduta di massaggi alle 19 torno a casa, ceno e alle 21 sono già a dormire. Non fumo e non bevo.

Marsili palestra
Sessione allenamento in palestra

Hai mai avuto paura sul ring o fuori dal ring?
La paura c’è e ci sarà sempre, altrimenti sarei una persona incosciente. Più hai  paura e più le prestazioni sono migliori e la concentrazione resta alta. Mai sottovalutare l’avversario perché quello sarebbe un grande errore.
Fuori dal ring invece le paure sono diverse. Ci sono le paure o preoccupazioni ad esempio per mia figlia che ha 15 anni ed esce in motorino con tutti i pericoli della strada. Lei è la mia prima tifosa assieme a mia moglie.

Di recente hai partecipato ad un videoclip dei Tiromancino che è stato premiato al Roma Videoclip 2014. Come è nato questo incontro?
Ho conosciuto Federico Zampaglione circa due anni fa attraverso un amico in comune e ci siamo presi da subito anche perché lui ha una grande passione per la boxe.  Si allena ed è molto aggiornato su tutto, dalle palestre più importanti nel mondo agli istruttori più quotati. Ne sa anche più di me. Oggi siamo molto amici ed è stata una bellissima esperienza prendere parte ad un suo videoclip. Mi ha emozionato molto rivederlo sul grande schermo.

Sei mai stato in USA?
No, ma sono stato a Portorico nel 2006 per l’incontro mondiale tra Gianluca Branco e Miguel Cotto in un’arena immensa con 30.000 persone. E’ stata un’ emozione bellissima.
Ho avuto anche modo di allenarmi li dove il pugilato è quello vero, dove viene considerato quasi come il calcio. Un po’ come negli USA, che di questo sport ne hanno sempre fatto motivo di orgoglio, allevando grandi campioni che hanno poi marcato la storia nel mondo.
Li ho visto palestre attrezzatissime con 3 o 4 ring all’interno e per me, abituato ad allenarmi dentro uno scantinato con un solo ring di 4×4, è stato davvero emozionante.

E secondo te perché qui in Italia non è così?
Perché qui purtroppo ci hanno ucciso mediaticamente. Non c’è la comunicazione, non c’è la stampa, non c’è la televisione se non il giorno del match. Non c’è la vita del pugile, l’allenamento del pugile e non c’è tutta la storia del pugile. Fino a trenta anni fa era ancora uno sport ricco, quando per un titolo europeo si guadagnava anche 100-120 milioni di lire. Oggi questa realtà non esiste più.
In Germania e in Inghilterra invece ancora oggi questo è una disciplina seria dove non è assolutamente facile vincere, specie per noi italiani. Io sono diventato campione del mondo proprio in Inghilterra e per l’estero lo sono, per gli Americani lo sono. Purtroppo, con mio grande rammarico, ancora oggi la categoria IBO in Italia non viene considerata ed è triste che, dopo aver raggiunto i massimi traguardi, debba lavorare per vivere perché la boxe, da sola, non me lo permetterebbe.

Il tuo idolo chi è?
Mi sono sempre ispirato a Manny Pacquiao, mancino come me, si muove bene, forte e veloce.

Marsili e Lauro
Emiliano Marsili ed il suo preparatore Gino Lauro

Un tuo desiderio in questo momento?
Spero di continuare a combattere per altri due anni al massimo livello e mi piacerebbe durante questo periodo avere la possibilità far riavvicinare i ragazzi a questo sport, magari attraverso la televisione, per far parlare del pugilato che i giovani amano follemente.
Dovrei fare il mondiale a fine giugno e non ti nascondo che il sogno sarebbe quello di farlo qui in Italia. So che è ancora molto improbabile, perché servirebbero molti soldi, almeno 500.000 Euro per una serata, ma sarebbe stupendo.

Se dovessi fare tu una domanda, cosa chiederesti?
Chiedo a chiunque fosse interessato e potesse dare un contributo, magari anche uno sportivo, un calciatore, di sostenere la boxe e di cercare di riportare il mondiale qui in Italia, visto che ad oggi manca un titolo, un campione. Coinvolgendo anche le istituzioni forse potremmo riattivare questo sport, facendo appassionare anche gli atleti e le star che hanno avuto più fortuna in altre discipline.

di Alessandro Parrello

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