Home / Arte / Dalla Sicilia al set dell’ultimo Madame Bovary: l’occhio buono di Carolina Ardizzone

Dalla Sicilia al set dell’ultimo Madame Bovary: l’occhio buono di Carolina Ardizzone

MB select. prod-1074 copia
Locandina ufficiale film Madame Bobary – foto di Carolina Ardizzone

L’occhio buono è una specie di inclinazione naturale della pupilla che permette di riconoscere i dettagli un po’ sbeccati del mondo, tutte quelle piccolezze sotterranee che possono nascondersi su un volto o dentro l’aria, sopra i marciapiedi o negli angoli di un bar, linee da ricomporre che sanno emergere proprio (e solo) grazie al potenziale sensibile di chi lo sa vedere. Carolina Ardizzone è una di quelle persone che con l’occhio buono ci è nata (28 anni fa), sull’isola dell’arte (la Sicilia), e che grazie al quale ha ottenuto l’ingaggio, probabilmente, più significativo della sua vita fino a qui: traferirsi per due mesi in Normandia e diventare still photographer sul set della nuova versione cinematografica di Madame Bovary firmata da Sophie Barthes e in uscita negli Stati Uniti il prossimo giugno. Con il piede scattante degli inquieti, e l’anima morbida e permeabile degli emotivi, Carolina ha sempre viaggiato ogni volta che ha potuto. Arrivata a New York ha subito attivato il suo occhio buono e la testa e l’anima…

E poi cosa è successo?

 E’ successo che dopo un paio di disavventure ho conosciuto dal nulla tante persone a NY, tra le quali Sophie Barthes ed Andrij Parekh, i quali hanno visto alcune foto e dei miei video e mi hanno detto d’essersi commossi. Dopo un pò mi hanno proposto di fare foto di scena nel film che avrebbero dovuto girare, cosí da Ny mi sono ritrovata in Normandia per tre mesi. Fare foto ti permette di osservare meglio quello che hai attorno, perché mentre tutti corrono da una parte all’altra, concentrati in quello che devono fare, tu hai il tempo per studiare tutto l’insieme.

Carolina A.
Carolina Ardizzone – Foto di Luca Savettiere

Sul tuo profilo Facebook hai caricato alcune istantanee tratte dal set di Madame Bovary: paesaggi boscosi, cervi in posa, tecnici e macchinisti che hanno lavorato alla realizzazione del film, ma soprattutto la bella locandina con il primo piano di Mia Wasikowska che sta facendo il giro del mondo. Era già prevista la scelta di un tuo scatto? Sei soddisfatta della riuscita finale?

In realtà non sapevo bene che fine avrebbero fatto queste foto, l’unica cosa di cui ero certa era che non mi appartenevano. Alla fine delle riprese ho consegnato una selezione che gli attori hanno comunque dovuto approvare prima di qualsiasi utilizzo, e probabilmente hanno scelto quella per il poster perchè rappresenta un po’ l’espressione emblema del personaggio e risalta uno dei costumi di Christian Gasc e Valerie Ranchoux, che sono tra le cose piú belle del film. Sono contentissima che sia stata scelta una mia foto, anche se non è tra le mie preferite. Andrij prima dell’inizio delle riprese fu perentorio: “stammi sempre accanto perché ogni volta scopro che i fotografi di scena prendono iniziative e fanno inquadrature completamente diverse da quelle del film”. Il fotografo é spesso visto come un elemento di disturbo, soprattuto in un contesto con tempi calcolati e spazi ristretti, bisogna sapersi muovere con discrezione cercando di capire tra un cambio di scena e l’altro quando sia il momento giusto per intervenire.

La composizione delle tue foto sembra un perfetto equilibrio di elementi, come fosse il risultato di uno studio prolungato sui soggetti e le loro ambientazioni, eppure si sa che certi scatti sono possibili solo grazie all’improvvisazione, alla cattura dell’attimo.

Mi viene difficile immaginare di fare studi preventivi e prolungati su robe istantanee come lo sono la maggior parte delle mie foto, però studio e improvvisazione sono comunque due concetti a loro modo legati. L’improvvisazione in un certo senso puo’ variare in base al livello d’esperienza, a poco a poco puoi imparare a prevedere sempre qualcosa in più, in sostanza puoi essere piú o meno pronto ad improvvisare. La composizione, invece, a volte è una scelta ragionata, a volte è solo frutto istintivo dell’abitudine a vedere le cose in un determinato modo.

Quanto e come influisce la tua sicilianità nella scelta dei soggetti e dei paesaggi da immortalare?

 Non lo so, sicuramente in qualche modo influisce, solo che io non me ne rendo conto, forse si nota di più da fuori come l’accento quando parlo. Sono nata in Sicilia da genitori nati e cresciuti in Sicilia e lo stesso i loro genitori, quindi questo ha chiaramente influito su di me e su quello che faccio. Eppure mi piace pensare che ogni foto parli di me e solo dopo di quello che visivamente rappresenta; vorrei che le mie foto vivessero il più possibile di vita propria slegate da titoli, didascalie e parole in generale, vorrei che l’unico collante sia io, che non ci debba essere per forza un tema o un progetto dietro. Se osservando i miei scatti ti fai un’idea su di me, qualunque essa sia, allora in qualche modo ci siamo parlati, e questo era lo scopo.

IMG_5975 copiaTu perché hai scelto di partire? Sei convinta che in Italia non avresti avuto le stesse opportunità lavorative?

 Premetto che e’ molto soggettivo, io ho scelto di partire perché avevo voglia di un cambiamento, forse pure se fossi nata e cresciuta a Ny a un certo punto sarei venuta in Europa. Sì, sono convinta che non avrei avuto, le stesse opportunità lavorative in Italia, ma non le ho neanche cercate. Se fossi rimasta, non sarei stata predisposta a determinate cose e quindi di conseguenza non le avrei avute. Parlo del mio caso chiaramente: la mia zona di comfort fatta di abitudini e ideali tramandati era in realtà una prigione dalla quale non sapevo come uscire, e non puo’ non esistere una buona alternativa che non sia un contentino; le cose buone trovano terreno fertile quando senti di non avere più dove aggrapparti, è solo a quel punto che o crolli totalmente o ti ritrovi a fare cose che non pensavi di poter fare. Molti si lamentano del fatto che siccome hanno una o due lauree qualcuno gli deve garantire il giusto compenso, peccato che la Terra è satura di esseri umani, e la società è satura di laureati. In ogni caso, anche fosse, non basta la sola competenza, ma ci vuole l’intraprendenza, solo se le hai entrambe puoi lavorare per ottenere quello che vuoi, persino in Italia. Aspettandosi sempre qualcosa da altri si finisce per far morire fantasia e creatività. Di buono invece c’è che adesso in Italia stanno nascendo un sacco di start up interessanti di giovani che pensano; etichette discografiche indipendenti che producono cantautori intelligenti, e per quanto il sistema del cinema italiano non funzioni, ci sono un sacco di realtà e di giovani e meno giovani che fanno cose belle.

 Quali sono i tuoi progetti futuri? Ma, soprattutto, in quale parte del mondo sarai?

 Sto portando avanti un paio di cose mie, una delle due è “Born on July 18, 1986”. Anzi, invito tutti i nati in questo giorno (del 1986) e tutti quelli che conoscono nati in questo giorno a contattarmi, a quanto pare siamo 399.000 nel mondo. Fino a settembre/ottobre dovrei essere tra l’Italia e la Spagna, poi dipende tutto da un grande progetto (non mio) in Italia: se va in porto resto, altrimenti vorrei tornare a New York.

di Francesca Scialanga

© Riproduzione riservata

Guarda anche

L’ARA COM’ERA: Innovativo connubio tra cinema, cultura e tecnologia

Dopo lo strepitoso successo delle programmazioni precedenti – che hanno contato circa 11 mila visitatori …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *