Chiara Civello: un’italiana “nomade” in Eclipse

 

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Il 31 Marzo è uscito l’ultimo lavoro di Chiara Civello, “Eclipse”. Registrato tra Parigi, New York, Rio de Janeiro e Bari, vanta la collaborazione di musicisti straordinari: Kevin Seddiki, Thibaut Barbillon e Pedro Sà alle chitarre, Cyrus Hordè a organi e tastiere, Mauro Refosco alle percussioni, Gael Rakotondrabe a piano e wurlitzer, Laurent Vernerey e Alberto Continentino al basso e Moog, Regis Ceccarelli e Domenico Lancellotti alla batteria, Alfonso Deidda a flauto sassofono, organo e pianoforte.

Si rimane immediatamente conquistati dall’ascolto del brano d’apertura “Come vanno le cose” (C. Civello – D. Mancino) con la sua bossa nova piena di delicatezza grazie al tocco francese di Nouvelle Vague (a produrre l’album è Marc Collin) e magicamente trasportata su un testo in lingua italiana. È il brano perfetto per rappresentare il mix di culture che caratterizza il percorso di Chiara. Ci porta in Brasile anche l’allegro “Sambarilove”, un sambalanço con un titolo che è un gioco di parole, scritto insieme a Rubinho Jacobina e “Um dia” composto in lingua portoghese con Pedro Sa.

Appena compiuti 18 anni, Chiara Civello ha lasciato la Capitale per studiare al Berklee College of Music di Boston divenendo la prima artista Italiana nella storia ad esordire con un album, Last Quarter Moon, inciso per la prestigiosa etichetta Verve Records.

Cosa ti ha spinto a scegliere proprio l’America? Cosa ti aspettavi di trovare?

«Da giovanissima ho iniziato a coltivare la passione per la musica studiando alla Saint Louis di Roma ed è stato lì che mi hanno suggerito di sostenere l’audizione alla Berklee: era proprio il prestigio della scuola ad attirarmi verso gli Stati Uniti, e vincendo una borsa di studio ho potuto cominciare la mia esperienza all’estero. Ho trovato un Paese che offre realmente la possibilità di esprimersi se si ha qualcosa da dire; mi sono cimentata con le vere sfide di una giovane artista che fa la sua gavetta per promuovere i primi live, farsi conoscere e apprezzare. Ho avuto modo di incontrare delle leggende della musica americana e ho imparato molto dalla loro umiltà: per quanto possano essere grandi, non si adagiano mai sulla fama guadagnata in passato».

Che musica ascoltavi a 18 anni?

«Il blues e il jazz, che ho scoperto prima di tutto tramite un’enciclopedia che aveva mio padre a casa».

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Nel 2008 Chiara va a Rio a trovare l’amico Daniel Jobim e viene “trascinata” a una festa in uno studio, una riunione musicale di grandi artisti brasiliani detta sarao, in cui la chitarra viene fatta girare e a turno ognuno canta una canzone. È qui che inizia la sua collaborazione con Ana Carolina.

Quali sonorità credi che siano entrate dentro di te in maggior profondità: quelle assimilate negli States, quelle brasiliane o francesi?

«Io cerco sempre gli accostamenti, le commistioni, gli incontri e non credo predomini in assoluto qualcosa nella mia musica. Facendo riferimento al mio nuovo album, in realtà, posso dire di essermi concentrata molto sulla tradizione musicale e poetica nostrana».

Preferisci comporre in italiano, inglese o portoghese? Hai mai provato a scrivere in francese?

«Mi piace scrivere allo stesso modo in tutte le lingue che parlo fluentemente: sto imparando anche il francese e non mi dispiacerebbe, un domani, comporre qualcosa in questa lingua. In questo ultimo periodo mi sono concentrata sulla produzione in italiano ma non escludo di tornare a scrivere anche un intero album in inglese».

Nella descrizione della tua “cover” di “Amore Amore Amore” ti definisci “un’Italiana in America” spiegando che trovavi perfetto, vista la tua situazione, reinterpretare questa canzone di Piero Piccioni e Alberto Sordi, scritta per il film Un Italiano in America: senti ancora fortemente le tue origini o pensi di essere ormai in qualche modo “contaminata” anche te, come lo è la tua produzione musicale?

«No, io sono ancora fortemente italiana, quello che mi caratterizza è l’italianità: anche nella mia musica mantengo sempre un legame con la nostra tradizione melodica».

Quanto ti ha cambiato vivere all’estero e viaggiare?

«L’America mi ha dato soprattutto una forza vitale, un approccio alla vita artistica che mi sono rimasti».

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La scelta degli altri brani reinterpretati in “Eclipse” ha uno spiccato sapore cinematografico: “Eclisse Twist” (M. Antonioni – G. Fusco), “Parole Parole” (G.Ferrio – L. Chiosso- G. Del Re), scelta cercando una canzone ponte tra Italia e Francia, grande successo in entrambi i luoghi; “Quello Che Conta” (E. Morricone – L. Salce) di cui è nota l’interpretazione di Tenco, uno degli idoli di Chiara Civello, il cui arrangiamento essenziale crea un’atmosfera rarefatta e trascinante.

Nelle colonne sonore, secondo me, c’è la massima espressione della musica italiana perché c’è grande libertà espressiva

In “Eclipse” hai scelto di cantare brani della tradizione musicale italiana non recenti: cosa ne pensi, invece, del panorama italiano attuale? C’è qualche cantautore contemporaneo che ascolti con maggior interesse?

«Mi piace ascoltare i Baustelle, Dimartino, Paolo Conte, Vinicio».

Nel 2012, tra l’altro, Chiara ha partecipato alla 62° edizione del Festival di Sanremo nella categoria BIG con “Al posto del mondo”, scritto insieme a Diana Tejera.

Gli inediti dell’album sono: “Cuore in Tasca”, semplice e dolce come il modo spontaneo in cui è nato: «con Antonio Dimartino ci siamo incontrati per la prima volta a Milano e mentre preparava una pasta a casa sua io ero seduta alla tastiera e ci siamo scambiati poche parole… prima di scolare i fusilli avevamo già la melodia di “Cuore in Tasca”. Passeggiando per la città, dopo pranzo, ci siamo raccontati di noi e ne è uscito il testo»; “Qualcuno Come Te” (C. Civello – D. Mancino – M. Buzzanca), lungo più di 6 minuti è triste e romantico; “La giusta distanza” (C. Civello – D. Tejera); “New York City Boy” (C. Civello – F. Bianconi – P. Rinaldi) caratterizzata dal sound seducente del blues ed in cui la voce della cantante si fa più sensuale; “To Be Wild”, scritta insieme a Cristina Donà per corrispondenza e grazie a qualche telefonata.

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