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Casting JonBenét: documentario-provocazione sull’omicidio, distribuito da Netflix

 

un’immagine tratta dal documentario

La reginetta di bellezza JonBenét Ramsey fu trovata morta all’età di sei anni nello scantinato di casa, in Colorado, il giorno di Natale del 1996.

La villetta, elegante e lussuosa, era sviluppata su tre piani più il seminterrato e qui JonBenét viveva insieme ai genitori e al fratello di nove anni, Burke. Furono loro a denunciare la scomparsa della piccola in seguito a una richiesta di riscatto, una lettera scritta a mano, trovata in casa.

Sul corpo della bimba c’erano fratture e segni di molestia sessuale, era stata colpita alla testa e poi strangolata. La scena del crimine appariva senza nessun segno di scasso su porte o finestre.

L’autopsia rivelò che JonBenét aveva mangiato ananas una o due ore prima di essere uccisa, anche se i genitori sostennero di aver partecipato a una cena a casa di amici nella quale non erano mai stati serviti piatti a base di ananas. Foto dell’abitazione – scattate il giorno in cui fu ritrovato il corpo della bambina – mostrano una ciotola sul tavolo della cucina contenente ananas e un cucchiaio, sul quale erano state rilevate le impronte di Burke e della mamma.

Al momento del tragico ritrovamento, la reginetta indossava il pigiama, un anello all’anulare della mano destra, una piccola croce d’oro al collo e un braccialetto di identificazione timbrato con la frase “JonBenét 12-25-96”, giorno della sua morte. Nel palmo della mano sinistra era stato disegnato un cuoricino rosso (mai appurato se quel disegno fosse stato fatto dall’assassino).

JonBenét Ramsey

Un caso di cronaca spaventoso e inverosimile che non ha ancora avuto risposta e che, dopo vent’ anni, continua a suscitare forte interesse da parte del pubblico e dei media.

Casting JonBenét, che verrà distribuito da Netflix in primavera, è un documentario robusto, intenso e penetrante; riepiloga le tappe e i protagonisti di quell’incomprensibile attraverso le audizioni degli aspiranti protagonisti di un film sulla candida bambina dai capelli biondissimi.

Il progetto – che debutterà in anteprima al Sundance Film Festival – è diretto dalla giovane regista australiana Kitty Green che, con questo documentario, riprende il suo eccellente lavoro del 2015 The Face of Ukraine: Casting Oksana Baiul dove, ancora, attraverso la forma del provino cinematografico, viene raccontata la tragica storia di un’Ucraina lacerata dalla guerra e di una pattinatrice bambina, Oksana Baiul, vincitrice olimpionica. 2015 The Face of Ukraine: Casting Oksana Baiul

I filmmaker, nel corso di quindici mesi, hanno indagato sul caso nella città natale della famiglia Ramsey, in Colorado, per cercare risposte alle numerose e controverse domande sul misterioso omicidio.

Gli attori sono tutti adulti e bambini che vivono realmente in quella cittadina, che conoscono dettagliatamente la vicenda.

Probabilmente questa singolare scelta da parte della Green vuole essere una sfida, una provocazione. Nel documentario, ogni persona – in maniera più o meno diplomatica – esprime il proprio personale pensiero su quanto accaduto in quel Natale ‘96.

Sembra, perché no, un urlo liberatorio, un grido disperato di chi, indirettamente, ha vissuto quell’angosciante e inconcludente ricerca della verità.

Casting JonBenét si fonda su un concetto affascinante. Il film, in effetti, si allontana dalla creazione attraverso il materiale d’archivio e spiazza il pubblico con il pubblico stesso. Non racconta fatti sfocati ma intervista i genitori e i figli di quella comunità, mettendo quindi la famiglia al centro della questione, caricando noi stessi di pensieri, tensioni, autoanalisi.

Geniale quest’idea della regia.

Casting JonBenét non è un film alla ricerca della verità definitiva ma è una deliberata provocazione alle nozioni convenzionali di autenticità e onestà, soprattutto in un’epoca di frenesia multimediale come la nostra.

I Ramsey al completo

Alcuni intervistati dichiarano colpevoli i genitori della reginetta di bellezza, atri pensano che ad ucciderla sia stato un intruso, altri ancora ipotizzano un complotto nel mondo della pornografia cinematografica, i più temerari puntano il dita sulle indagini della polizia o contro il fratello stesso della bambina. E ognuno di loro è convinto di aver ragione.

L’intelligenza del documentario sta nella maniera “contraddittoria” di riportare al pubblico queste teorie, riscoprendo nell’individuo sentimenti di umiltà e umanità.

A ogni informazione, insomma, ne viene giustapposta un’altra, contraria ma altrettanto giustificata: una donna afferma con sicurezza che sono stati i genitori ad uccidere la figlia perché, ricorda, non riuscivano neanche a far finta di provare emozioni durante le conferenze stampa; un’altra donna, al contrario, il cui fratello è stato assassinato, spiega come i propri genitori erano completamente intorpiditi e senza emozioni quando appresero della morte del figlio. Ancora, nel corso di un’altra intervista, un uomo suggerisce che il fratellino della vittima, Burke, non sarebbe riuscito a colpire in maniera così forte una persona all’età di soli nove anni; la Green, subito dopo la dichiarazione, proietta all’interno del filmato un attore bambino di nove anni che colpisce un’anguria, facendola esplodere.

L’assurdità sta nell’una e nell’altra parte e probabilmente con questo documentario-provocazione si vuole discutere il funzionamento della mente umana, soprattutto in circostanze emozionali.

Crediamo fermamente che, dopo averlo visto, Casting JonBenét rimarrà con voi per molto tempo.

di Valeria Campana

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